Storia antica
Le tracce più antiche dell’insediamento umano in Svezia risalgono a 12 mila anni fa, quando lo spesso strato di ghiaccio che ricopriva l’intero territorio cominciò a sciogliersi liberando terre per il pascolo e la coltivazione da sud verso nord. Prima che la coltivazione della terra divenisse la base dell’attività economica e sociale passarono però quasi 10 mila anni, suddivisi a grandi linee nelle seguenti fasi di passaggio: l’età della Pietra, che nella penisola scandinava durò fino al 1800 a.C.; l’età del Bronzo, che in questa regione rimase comunque limitata alla produzione di armi e oggetti di culto e proseguì fino al 500 a.C.; l’età del Ferro, che offrì strumenti indispensabili per la coltivazione della terra e nell’arco di un millennio consentì lo sviluppo dei primi insediamenti urbani. Dolmen e pietre tombali sparsi nella Svezia meridionale testimoniano l’esistenza di pratiche funebri a partire dal 2000 a.C.
I popoli delle origini
Il millennio che precede l’era cristiana è segnato dall’espansione in Europa dei Celti e dal conseguente ristagno delle attività commerciali organizzate dalle comunità costituitesi nella Svezia meridionale. Solo con l’avvento dell’era cristiana iniziò l’affermazione di una popolazione ben organizzata e prospera, che viveva grazie alla coltivazione di terre fertili intorno al lago Mälaren. Ne parlò per primo Plinio il Vecchio nell’opera Historia Naturalis, citando un’isola fertile nel lontano nord chiamata Scatinavia, ma fu lo storico Tacito a fornirne una vera e propria descrizione. Riferendosi agli Svear, destinati a diventare sovrani di Svezia a partire dal VI secolo, Tacito descrisse nel 98 d.C. quelli che egli chiama Suinoes come uomini forti e dotati di potenti armi e navi. Gli Svear, ai quali si deve il nome Svezia, si imposero come la prima comunità svedese dotata di forte capacità di iniziativa in campo commerciale e grande spirito di avventura.
I Vichinghi
Predatori e commercianti al tempo stesso, i Vichinghi furono i protagonisti del momento di maggiore sviluppo delle popolazioni svedesi. Intorno all’800 d.C., stimolate da una rapida crescita demografica e dal desiderio di avventura, diverse tribù di Vichinghi svedesi cominciarono a muoversi verso est, attraversando il Golfo di Botnia; navigarono i fiumi che solcano il territorio della Russia attuale e arrivarono a conquistare centri abitati che trasformarono in centri di commercio; molti vichinghi si spinsero fino al Mar Nero e al Mar Caspio, instaurando rapporti commerciali con i regni arabi. Altre tribù vichinghe si spostarono verso sud e verso est; lungo queste rotte si unirono ai Vichinghi danesi e norvegesi, e insieme a questi diedero vita a spedizioni che aprirono nuovi orizzonti: raggiunsero infatti l’Inghilterra, la Francia, l’Italia, e verso est arrivarono a insediarsi in Irlanda, dove fondarono la città di Dublino.
I Vichinghi svedesi rispettavano le decisioni di un’assemblea composta di uomini liberi chiamata Thing a cui era soggetto anche il potere del sovrano. Ogni provincia autonoma eleggeva il proprio Thing: di conseguenza quando veniva nominato un nuovo sovrano, questi doveva raccogliere il consenso di tutte le assemblee presenti nelle varie province prima di iniziare a esercitare il proprio potere; una prassi che sarà rispettata seppur con modalità diverse da tutti i sovrani svedesi fino ai tempi moderni.
Mentre i Vichinghi lasciavano la Scandinavia per la conquista di orizzonti sempre più lontani, in Svezia giunsero i primi missionari cristiani: il monaco Ansgar (più tardi proclamato santo) diede inizio alle predicazioni, intorno all’830, su un’isoletta situata all’interno del lago Mälaren. Ansgar proveniva dalla Francia; dopo di lui arrivarono altri missionari dalla Germania e dall’Inghilterra. Tuttavia, mentre le popolazioni di Norvegia e Danimarca accettarono la religione cristiana fin dall’XI secolo, in Svezia i missionari incontrarono inizialmente una certa ostilità o indifferenza. Olof Skötonung fu il primo sovrano svedese a convertirsi al Cristianesimo; venne battezzato nell’anno 1008 e dopo di lui regneranno solo sovrani cristiani.
Fino al 1250 il potere passò a fasi alterne dalla dinastia di Sverker a quella di Erik, che si contenevano il controllo di un’area estesa intorno alla regione di Uppland costituita da diverse regioni. Ognuna di queste regioni si mantenne autonoma sul piano amministrativo e legislativo fino alla fine del XIII secolo, quando venne imposto un unico sistema di leggi, valido su tutto il territorio, che assicurava la possibilità di pacifica convivenza tra le varie comunità regionali e la sicurezza personale. In questo modo fu possibile il consolidamento di un forte potere centrale nelle mani del re Magnus Ladulås, discendente di Erik, il quale riconobbe peraltro il diritto di esenzione dalle imposte ad alcune famiglie nobili; venne inoltre costituito il Consiglio Reale, composto da rappresentanti dell’aristocrazia e della gerarchia ecclesiastica. Proibendo però alle famiglie nobili la facoltà di riunirsi senza il suo consenso, Magnus offrì le basi per lo sviluppo di un’organizzazione socio-economica di tipo feudale. Magnus Ladulås morì nel 1290, e il potere passò nelle mani di un gruppo di famiglie guidate da Torgil Knutsson, al quale si deve la conquista del controllo del golfo di Finlandia. La conquista dell’intero territorio finlandese si concluderà nel 1363.
Nel XIV secolo si svilupparono forti relazioni commerciali tra la Svezia e me città tedesche: le comunità che facevano capo a Lubecca, raggruppate nella Lega Anseatica, parteciparono allo sviluppo economico delle principali città svedesi e favorirono la crescità di nuovi centri commerciali e agricoli, grazie anche all’esportazione di conoscenze e tecniche per la coltivazione del suolo. La bilancia commerciale della Svezia faceva registrare comunque un saldo positivo, poiché gli Svedesi riuscivano a esportare rame, ferro e altri semilavorati. La crescita delle attività economiche, che diede impulso allo sviluppo della vita culturale in Svezia, fu disturbata soltanto da un’epidemia di peste, scoppiata nel 1350, che eliminò circa un terzo della popolazione: l’improvvisa carenza di manodopera da impiegare nell’agricoltura e nei commerci frenò l’accumulazione di ricchezza da parte delle famiglie aristocratiche e favorì i commercianti tedeschi.
L’Unione di Kalmar
Sia per motivi di consanguineità sia per un’evidente necessità di contrapposizione alla forte Lega Anseatica, Norvegia, Danimarca e Svezia si trovarono a costituire un unico regno, retto dalla regina danese Margareta, moglie del defunto re di Norvegia Håkon, discendente del sovrano svedese Magnus Ladulås. Per soddisfare le richieste di chi premeva per l’elezione di un uomo al trono, la regina Margareta cedette la corona al nipote Erik di Pomerania, che fu nominato sovrano di Danimarca, Norvegia e Svezia nel 1397 a Kalmar. Nacque così la cosiddetta Unione di Kalmar, che si trovò però a dover respingere in tempi brevi le minacce provenienti da una classe borghese ormai ben affermata e arricchitasi grazie ai rapporti con le città tedesche raggruppate nella Lega Anseatica. E proprio la Lega, che si sentiva a sua volta minacciata da una forte nazione scandinava, fomentò spesso rivolte di borghesi e contadini contro il nuovo potere centrale.
La situazione precipitò nel 1520, quando il re danese Christian II represse una serie di rivolte scoppiate a Stoccolma massacrando 82 cittadini svedesi: interessi economici, orgoglio nazionale e aspirazioni all’autonomia si consolidarono dando origine a un movimento che portò alla dissoluzione dell’Unione e all’affermazione in Svezia della dinastia dei Vasa. Nel 1523, dopo la riconquista di Stoccolma, venne infatti eletto sovrano di Svezia il giovane Gustav Vasa, il quale introduceva la successione ereditaria della corona svedese e offriva le garanzie di un’efficace e duratura opposizione al movimento unionista guidato da Christian II.

