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Usi e costumi

Il Marocco è un Paese che da decenni persegue una propria via verso la modernità. Un percorso non facile, che a volte contrasta con i sentimenti religiosi di una parte della popolazione islamica o con le usanze più tradizionali delle tribù berbere. Un cammino che, tuttavia, ha dato alcuni risultati tangibili per quanto riguarda la diffusione di alcuni diritti fondamentali.

 

La solare esuberanza è una caratteristica abbastanza nota del popolo marocchino. Anche se, come si noterà viaggiando in questo Paese, è una prerogativa soprattutto di coloro che abitano nei maggiori centri abitati o nelle zone battute dal turismo, mentre nei paesi di campagna o nei luoghi meno conosciuti si trasforma in una più discreta e rispettosa cordialità. 

L’antica generosità berbera fa scorrere il tè a fiumi e risuonare canti e storie fra le mura color ocra dei villaggi arroccati. Perché il senso di ospitalità è una delle caratteristiche più importanti del popolo marocchino che, se da un lato ama mercanteggiare, dall’altro non si scorda mai di offrire una tazza di tè alla menta al viaggiatore o di invitarlo, una volta instauratasi la fiducia, a mangiare il cuscus del venerdì con i parenti: un invito che non si può declinare. 

Sta alla sensibilità del visitatore cogliere la differenza tra chi è esclusivamente interessato a concludere un buon affare e chi, invece, è interessato soprattutto a dare ospitalità allo straniero. Cogliere questa differenza può davvero significare molto in un viaggio all’interno di un mondo molto più vicino di quanto non ci si possa immaginare. 

 

L’islam impone un certo numero di restrizioni per quanto riguarda la donna e, nonostante il Marocco sia tra i Paesi musulmani più occidentalizzati, è bene che le donne straniere che vi si recano prendano atto di quello che viene considerato il codice sociale di buona condotta. Sono norme che si possono non condividere, ma, per essere in grado di apprezzare indisturbate un viaggio in Marocco, è bene cercare di osservare alcune regole fondamentali che variano fra l’altro a seconda della zona in cui ci si trova. 

In linea di massima è bene non mostrare in maniera troppo esplicita alcune parti del corpo: prediligendo gonne lunghe ad abiti succinti, jeans a minigonne e camicie a magliette scollate si eviteranno apprezzamenti sgradevoli e sguardi penetranti da parte della popolazione maschile. Senza contare che anche quella femminile si avvicinerà più facilmente a quelle viaggiatrici che mostrano di rispettare le usanze locali. 

Con poche accortezze, ci si può calare meglio negli usi e nelle abitudini del Paese. Piccoli gesti che, in misura minore, anche gli appartenenti al sesso maschile dovrebbero rispettare: per un uomo è considerato di cattivo gusto, se non addirittura volgare, mostrare le gambe in pubblico; shorts e bermuda sono malvisti, anche se i Marocchini si stanno lentamente abituando a vedere sempre più turisti vagare per i suq a gambe scoperte. 

Se si decide di adeguarsi all’usanza marocchina di non usare le posate per mangiare e di usare, come fanno loro, le mani, è bene ricordarsi che è consentito l’uso esclusivo della mano destra, visto che la sinistra viene utilizzata per le abluzioni. La tentazione di intervenire anche con l’altra mano – ad esempio per spezzare il pane – è grande, ma bisogna sforzarsi a lasciare la sinistra sotto al tavolo. 

Perdere la pazienza è un errore da non commettere. Agitarsi, alzare il tono della voce, discutere animatamente, sono tutti atteggiamenti poco graditi e del tutto incompresibili per la popolazione locale, dalla quale si ottiene molto di più con i modi gentili e, soprattutto, con tanta pazienza. 

Un’ultima raccomandazione: mai commettere la scortesia di rifiutare un tè alla menta quando viene offerto, anche se se n’è già bevuto un numero spropositato; sforzatevi almeno di sorseggiarne un po’, a meno che le notti insonni non comincino ad avere ripercussioni negative sull’andamento del viaggio.

 

testi di: Anna Prouse