Marocco

Carta d'identità del Paese

Nome ufficiale: Regno del Marocco
Sigla nazionale: MAR
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Divisione amministrativa: 6 distretti principali (mehozot), 13 sub-distretti (nafot)
Capitale: Rabat
Superficie: 446.300 kmq
Popolazione: 32.310.000 ab.
Densità: 72 ab/kmq
Lingua: arabo (ufficiale), berbero, francese
Etnie: Arabi 65%, Berberi 33%, altri 2%
Religione: Musulmani sunniti 99,8%, altri 0,2%
Moneta: 1 Dirham = 0,09 centesimi di euro (media 2012)
Fuso orario: -1 ora rispetto all’Italia
Corrente elettrica: 110/220 V
Pesi e misure: è utilizzato il sistema metrico decimale.
Prefisso tel.: 00212

Il Marocco delle città imperiali e delle località balneari è certamente quello più noto al turista. Il Marocco è anche questo, ma è anche molto altro. Certo, un viaggio nel Paese senza soffermarsi a Marrakech, la Perla del Sud, la città che ha dato il nome al Paese e che evoca racconti esotici, sarebbe del tutto incompleto. Così come non si può non rimanere abbagliati da quello che viene considerato il cuore pulsante del Marocco: Fès, la più antica delle città imperiali con la sua Medina considerata la più preziosa del mondo islamico, e Meknès, la Versailles del Marocco. E, lungo la strada, ammirare il sito archeologico più suggestivo del Paese, Volubilis, che riporta alla memoria i tempi della Roma imperiale. 
Ma il viaggiatore deve andare oltre e lasciarsi avvolgere anche da quello strano incantesimo fatto di fortezze diroccate e di castelli di sabbia, di campi coltivati e di casbah, di canyon e di fiumi, di granai fortificati e di oasi verdeggianti, di popolazioni berbere fiere ed eleganti e di bambini che sbucano dal nulla. È l’Alto Atlante, quel gigante pietrificato che sostiene la volta celeste – come viene descritto nella mitologia – dove è il silenzio a farla da padrone.
Il Marocco è anche deserto. Nel sud e nell’est del Paese, infatti, le immense distese di sabbia caratterizzano il territorio; le acacie a ombrello ricordano, prima che le dune prendano definitivamente il sopravvento, che il Marocco è Africa. Qui il vento soffia impietoso e solo i Berberi riescono a sopravvivere in un continuo confrontarsi con la forza distruttiva della natura. Paesaggi affascinanti dove la fantasia non può che seguire le carovane cariche di oro di quegli uomini blu che osavano sfidare questa terra ostile.
E poi c’è il Marocco mediterraneo con i suoi piccoli villaggi bianchi che punteggiano la costa: una costa selvaggia e violenta dominata dai monti del Rif che piombano nelle acque cristalline del mare. Come di una bellezza struggente sono quei 2800 chilometri di costa atlantica – rimasti per lo più incontaminati e poco conosciuti al grande pubblico – che offrono alcuni degli scorci panoramici tra i più belli. Una costa che non ha subito lo sfruttamento edilizio che si riscontra in altri Paesi baciati dal mare e che presenta ancora lo spettacolo di pescatori che rammendano le loro reti colorate, marinai stremati che si adagiano lungo la banchina, bambini che giocano a nascondino su vecchie imbarcazioni, gatti che sonnecchiano sornioni sui tappeti colorati dei suq, babbucce e cappellini di ogni colore che vogliono catturare l’attenzione del passante: il tutto perennemente mosso dal Cherqui, il vento dell’Est, che rende tutto ancora più piacevole. Questo è il Marocco, terra di contatto tra Europa e Africa, Paese avvolto dalla luce che, quando va a colpire le mura color ocra di città e villaggi, diventa ancora più abbagliante.