KwaZulu-Natal

Nel KwaZulu-Natal sono state scritte le più sublimi e le più tragiche pagine della storia del Sudafrica: qui si sono affrontati in sanguinose battaglie Zulu, Boeri e Inglesi per il controllo di questa terra magica e unica, fertile e ricca di differenti ecosistemi.
Il KwaZulu-Natal confina a nord con il Mozambico, lo Swaziland e lo Mpumalanga, a ovest con il Free State e il Lesotho, a sud con l’Eastern Cape e a est con l’Oceano Indiano.
Esiste nel territorio del KwaZulu-Natal una stupefacente varietà paesaggistica e di ecosistemi unici: si passa dalle lande selvagge e incontaminate del basso veld settentrionale alle spiagge sabbiose bagnate dall’Oceano Indiano, le cui acque sono riscaldate dalla corrente di Agulhas, dove si può fare il bagno tutto l’anno; dalle aspre vette del Drakensberg alle dolci colline delle Middlands. Sono molti anche i parchi naturali, popolati da un gran numero di mammiferi e di uccelli; tutti dotati di ottime strutture ricettive (chalet, bungalow, campeggi, ristoranti, negozi, distributori di benzina) e di sentieri ben tracciati, sono gestiti dal Natal Parks Board, i cui uffici centrali si trovano a Pietermaritzburg (Old Howick Rd, tel. 471981) e dove bisogna rivolgersi per avere informazioni e prenotare il proprio soggiorno.

Un po’ di storia
Vasco da Gama battezzò questa regione, che fu abitata successivamente dagli Zulu, Natal, poiché giunse in vista delle sue coste proprio il 25 dicembre 1497. Alcuni secoli dopo toccò a Shaka rendere grande e potente il regno zulu: infatti, divenuto re nel 1816, riuscì a forgiare la nazione zulu e a creare un efficiente e agguerrito esercito.
I primi coloni britannici arrivarono a Port Natal nel 1824, mentre un gruppo di Boeri, con le famiglie al seguito, arrivò nel 1837 con le proprie carovane dal Free State, occupando i territori più fertili ed entrando in conflitto con gli Zulu; solo nel 1845 il Natal divenne colonia inglese. Seguirono anni di dure guerre prima fra Boeri e Zulu, poi fra Inglesi e Zulu e infine fra Boeri e Inglesi. Tra il 1860 e il 1911 giunsero numerosi bastimenti con a bordo Indiani destinati a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero della costa; da allora gli immigrati, provenienti da ogni parte del mondo, hanno portato con sé le proprie culture e i propri usi e costumi, arricchendo così la storia e la realtà sociale di questa Provincia.
Nei lunghi anni di lotta contro il regime dell’apartheid gli abitanti parteggiarono in eguale misura sia per l’ANC sia per l’IFP (Inkatha Freedom Party), formazione politica nazionalista zulu guidata da Mangosthu Buthelezi. Pare che l’IFP abbia addirittura avuto dei finanziamenti da parte del governo bianco di Pretoria per compiere incursioni terroristiche contro i villaggi legati all’ANC: si originò così un’insostenibile violenza politica, che rinfocolò gli antichi conflitti tribali a vantaggio del regime e che mise in discussione anche il processo di democratizzazione del Paese. Alla vigilia delle elezioni del 1994 il Natal cambiò nome e prese quello attuale di KwaZulu-Natal, proprio per sottolineare l’importanza dell’etnia zulu in questa regione.
La ricchezza della regione si basa sull’agricoltura, l’allevamento del bestiame, il turismo e le industrie di trasformazione, che rappresentano il 30% della sua economica: infatti il 30% dei prodotti esportati dal Sudafrica sono fabbricati qui.

Gli Zulu oggi
Gli Zulu sono il maggiore gruppo etnico del Sudafrica e in gran parte vivono proprio nel KwaZulu-Natal, in particolare in quell’area che viene chiamata Zululand, estesa a nord del fiume Tugela, che ha la sua capitale a Ulundi; la residenza del loro attuale re, Goodwill Zwelithini, è nella vicina Nongoma. Il sovrano, nato nel 1948, riveste solo un ruolo di capo morale e spirituale del popolo zulu e ha perso ogni potere politico; questo ruolo gli viene contestato e insidiato da Mangosthu Buthelezi, capo indiscusso dell’IFP, membro dell’attuale governo del Sudafrica e pronipote di Cetshwayo.
Le case tradizionali zulu, dette indlu, sono costituite da ampie capanne semisferiche, a pianta circolare e a forma di alveare, che vengono costruite realizzando un telaio di rami d’albero flessibili, il quale ha il compito di sostenere delle stuoie in fibre vegetali strettamente intrecciate fra loro e legate con una corda ottenuta dall’Acaica tortillis. Il pavimento è fatto con termitai sminuzzati e impastati con argilla e sterco di vacca; l’ingresso è piccolo e basso, in modo che chi entra debba per forza piegarsi e dimostrare rispetto per il padrone di casa. Una parte dell’abitazione è destinata alle donne, che hanno il compito di cucinare sul focolare e tessere, mentre la parte opposta è riservata agli uomini, che si occupano di lavorare il legno, bevono birra di sorgo e discutono gli affari della comunità e della famiglia.
Normalmente le case sono poste all’interno di una sorta di palizzata di tronchi di legno, dove si trova anche il recinto; gli Zulu sono infatti degli ottimi allevatori di bovini, animali che costituiscono l’espressione del valore sociale e del ruolo occupato all’interno del gruppo. Non a caso il bestiame è usato come lobola, ossia il prezzo della sposa che viene pagato dalla famiglia dello sposo al padre della futura moglie; con il mutare dei tempi, però, denaro, automobili e elettrodomestici hanno sostituito mucche e buoi e costituiscono la nuova lobola.
Gli Zulu fanno parte del gruppo linguistico nguni, come gli Swazi, gli Ndebele e gli Xhosa. Gli uomini continuano a praticare, come i loro antenati, l’arte delle armi, abbigliandosi, in occasione delle feste rituali, con pelli di leopardo e diademi di piume di struzzo e di altri uccelli e imbracciando grandi scudi di pelle e corte lance; molto elegante è l’abbigliamento delle donne, che portano copricapi fantasiosi, ricami di perle colorate e gioielli tribali. Il culto degli antenati è ampiamente praticato, in quanto gli Zulu credono che lo spirito di ciascun individuo sopravvive alla morte corporea; il medium, ossia il tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti e degli spiriti in generale, è rappresentato dal sanbgoma, che riunisce in sé il ruolo di stregone, indovino e guaritore. Jesaiah Shembe, adorato come novello messia, diede vita nel 1911 alla Nazareth Baptist Church, setta cristiana molto diffusa che ha fuso i culti tradizionali di questo popolo con quelli predicati dalla Bibbia e dal Vangelo.