Cape Town

Città del Capo, Kaapstadt, Cape Town è diventata un mito: è la città del dopo apartheid e del dopo Mandela, a cui guarda tutta l’Africa; da qui inizia per i viaggiatori del Duemila la scoperta di un’Africa nuova, che vuole lasciarsi alle spalle sottosviluppo e lotte tribali. Bellissima e affascinante, a 40 km dal Capo di Buona Speranza, la città è adagiata fra l’Oceano Atlantico e le Table Mountain, in una baia che pare uscita direttamente da L’isola del Tesoro di Stevenson; gode di un clima invidiabile, mite e temperato per quasi otto mesi l’anno.

La storia: Portoghesi, Olandesi e Inglesi
Il leggendario Capo di Buona Speranza è stato doppiato per la prima volta nel 1488 dal portoghese Bartholomeu Diaz. Spartiacque immaginario tra l’Oceano Atlantico e quello Indiano, dove alte e tumultuose onde si infrangono contro spettacolari scogliere e sterminate lingue di sabbia, la tradizione e l’immaginazione collettiva vogliono che proprio qui le acque dei due oceani si incontrino, mentre in realtà questo avviene più a sud-est, a Cape Agulhas, la punta più meridionale del continente africano.
È nella sicura Table Bay, dominata dalla Table Mountain (1082 m di roccia nuda, dalla cima singolarmente piatta), che approdarono nel 1652 i primi colonizzatori olandesi, guidati da Jan van Riebeeck; questi uomini ardimentosi e avventurosi battezzarono la futura metropoli Kaapstadt, la «Città alla fine del Mondo». Divenne subito crocevia di naviganti, coloni, mercanti e avventurieri che si spingevano fin qui, dopo aver affrontato mesi di dura navigazione, sedotti dalle immense ricchezze di questa terra e alla ricerca di territori fertili da coltivare, oltre che di miniere d’oro e di diamanti. Tutto era rigidamente controllato dalla VOC. Militari e coloni si scontrarono subito con i Khoisan, le tribù seminomadi che vivevano di allevamento e di caccia; furono i coloni, nella loro diaspora alla ricerca di terre fertili, a intensificare la caccia e a decimare l’abbondante fauna selvatica. Il risultato fu che il leone del Capo si estinse, nel 1875 gli elefanti superstiti lasciarono la regione e venne uccisa l’ultima zebra di montagna, specie oggi reintrodotta.
Vista la favorevole, ma nello stesso tempo pericolosa, posizione strategica, gli Olandesi vi costruirono subito un forte in fango con cinque cannoni, sostituito nel 1667 dall’attuale castello a pianta stellare. Denominata dai marinai di tutto il mondo la «Taverna dei mari», era la tappa obbligata per l’approvvigionamento di cibi freschi per le navi che dall’Olanda si dirigevano in Indonesia e nel Sud-Est asiatico e di quelle che vi facevano ritorno per raggiungere l’Inghilterra.
Oggi è il secondo porto del Paese, dopo Durban; numerose anche le industrie che, insieme al turismo, assicurano un notevole benessere ai suoi abitanti. Città del Capo è anche sede del Parlamento.

Un mosaico di architetture

Fra le città più belle del mondo, decisamente scenografica nella sua struttura urbanistica, il suo nucleo centrale, da tutti chiamato City Bowl  (Conca Metropolitana) è incastonato tra cime montuose dai nomi evocativi (Testa di Leone, Picco del Diavolo, Dodici Apostoli) e la distesa indaco dell’Atlantico. È sovrastata a sud dalla Table Mountain, montagna spettacolare che termina in un’ampia spianata sospesa nel cielo cobalto; attorno si estendono, a est e a ovest, i quartieri residenziali.
Nel centro storico gli edifici alti e stretti, che ricordano quelli della lontana Olanda, sono l’espressione più aulica dello stile tipico, quello olandese-capense; accanto, nel quartiere della City, sono stati costruiti palazzi neoclassici e vittoriani e, in epoche più recenti, grattacieli modernissimi. Presenta, quindi, un mix singolare di architetture che si raccoglie lungo strade da cui si dipana un traffico ordinato circondate da giardini. Come Sydney e San Francisco, Cape Town ha puntato tutto sul turismo, impegnandosi a rendere sicure, anche di notte, le sue strade, a restaurare gli edifici storici e a trasformare il Victoria & Alfred Basin (Waterfront), l’antico porto, in un’area di divertimento dotata di musei, ristoranti, caffè e shopping center. Anche per questo motivo la vita scorre lenta e rilassata, tra occasioni di divertimento sempre nuove e mostre d’arte avantgarde dei giovani bianchi e delle township nere.
Il suo centro storico si visita agevolmente a piedi, come la zona del Waterfront, promenade costellata di boutique, ristoranti e caffè; gli altri quartieri, invece, si raggiungono facilmente e con poca spesa in taxi. California africana, la città è animata da giovani alti e biondi, vestiti sportivamente; un look che accomuna tutti e omogeneizza classi sociali e gruppi etnici.