Cape Town - I quartieri a sud

Esclusivi, eleganti e immersi nel verde, i quartieri meridionali della città sono ben collegati al centro della città.

Observatory
In questo rione vivono artisti, pittori, scultori, fotografi e musicisti; sono molti, quindi, i locali notturni lungo la Lower Main Road, tra i quali c’è il Ruby and the Dust, nelle cui sale si ascolta dell’ottimo afro-jazz.
Nei vicini campus universitari di Groote Schurr vi è la roccaforte della medicina moderna, dove Christian Barnard effettuò con successo il primo trapianto di cuore.
Il Cecil John Rhodes Memorial, alto sulla collina e all’ombra di pini secolari, ricorda le avventurose vicende di questo piccolo borghese britannico, che rese grande la colonia del Capo facendone una nazione. Amante sfrenato dei diamanti e del potere, misogino e collerico, astuto e machiavellico, Cecil John Rhodes è stato il protagonista di oltre trenta anni di storia dell’Africa Australe; sognava un’Africa in «rosa»: una lunga striscia di un solo colore dal Cairo fino a Città del Capo che unificasse sulle carte del tempo (e nella realtà) i domini britannici e fermasse l’avanzata dei Tedeschi. Il monumento, gigante neoclassico in granito, è preceduto da otto leoni di bronzo e da un cavaliere nudo a cavallo; tra le colonne troneggia il busto di Rhodes e campeggia la scritta «To the spirit and life work of C.J. Rhodes who loved and served South Africa 1853-1902» (Allo spirito e al lavoro di una vita di C.J. Rhodes, che amò e servì il Sudafrica). Tutta quest’area, in cui è d’uso aspettare l’alba a Capodanno, e quella del contiguo orto botanico, fu acquistata da Rhodes, che la donò al Comune dopo la sua morte, per bloccare l’avanzata della città.

I giardini botanici
Qualche chilometro dopo si apre l’oasi verde dei Kirstenbosch Botanical Gardens, che, situati sul versante orientale della Table Mountain, sono fra i più belli del mondo. Si estendono per 528 ettari e vi si coltivano 9000 piante sudafricane, che sbocciano in vari periodi dell’anno; esistono diversi sentieri e circuiti guidati che permettono di apprezzare questa magnificenza botanica, passando dalla foresta pluviale ai fynbos, fino alle sterminate distese delle infinite varietà di protee. Ci sono serre, statue, laghetti, corsi d’acqua, ristoranti, bar, servizi igienici, negozi specializzati e vivai in cui è possibile acquistare delle piante. Vi si tengono, inoltre, spettacoli e concerti (Rhodes Drive, tel. 7621166-7621920. Orario: tutti i giorni 8-19. Ingresso: 10R).


Il lusso di Costantia
Sobborgo più esclusivo della città, con ville lussuose immerse nel verde di morbide colline e in stile coloniale olandese, qui chiamato Cape Duch, a Costantia abitano i cinque grandi del Paese, compresi l’arcivescovo Desmond Tutu e lo scrittore Wilbur Smith.
Molti i vigneti, appartenenti ad antiche famiglie, tra i quali quello di Groot Constantia (tel. 7945128) è il più celebrato; fu il governatore Simon van der Stel a costruirne i palazzi e a dissodare per primo le sue fertili terre (1685). Nella casa-museo sono esposti mobili, quadri, porcellane e suppellettili del Settecento e dell’Ottocento, mentre le cantine storiche e il museo del vino illustrano la singolare avventura del nettare degli dei in questo angolo d’Africa. Il sabato e la domenica, nel cortile dinanzi alla rimessa delle carrozze, si svolge un mercatino dell’antiquariato, dove espongono anche Karen & James Bessel Lorck, esperti antiquari; nell’enoteca, invece, si vendono i vini prodotti, fra cui il bordeaux rosso Governor’s Reserve, e si effettua la degustazione per 8R. Ottimi i piatti del Jonkershuis Restaurant, dove i camerieri servono ai tavoli in costume (tel. 7946255. Orario: tutti i giorni 10-17. Ingresso: al museo, R5, Cellar Tour, giro guidato alle cantine: 10R).
Sono molti gli hotel di charme, tra cui il Klein Costantia Estate (tel. 7945188), all’interno della tenuta Costantia Uitsig, dove si produce il Vin de Costance, rosso dolce con un retrogusto speziato, molto apprezzato da Napoleone, che se lo faceva spedire anche a Sant’Elena. Costa 60R alla bottiglia.
 

testi di: Pietro Tarallo