Eastern Cape - Settler Country

Partendo sempre da Port Elizabeth si segue il tracciato della N2 verso King William’s Town. Il primo centro importante che si incontra, a 114 km, è Grahamstown (60.000 abitanti), capitale del Settler Country, dove nel 1820 circa mille coloni inglesi si trovarono a fronteggiare le eterne lotte fra Boeri e Xhosa per il controllo di questi territori ricchi di pascoli. Il risultato fu che i coloni non riuscirono a installarsi nelle terre (Suurveld) a loro destinate, che dovevano costituire una sorta di cuscinetto fra i due contendenti, perché troppo inadatte all’agricoltura; si insediarono, quindi, a Grahamstown, che nel frattempo era divenuta un centro commerciale e manifatturiero, e si trasformarono in mercanti e bottegai. Il fascino di questa piccola cittadina, dominata dalla Cattedrale di San Michele e di San Giorgio che si eleva in Church Square, è dovuto alla sua ricca eredità storica; molti gli esempi di architettura georgiana e vittoriana, a cui si aggiungono 40 chiese e alcuni musei, che la rendono simile a un angolo incantato delle vecchia Inghilterra. L’Albany Museum si divide in tre sezioni: l’Observatory Museum, il Natural History Museum e lo Human History Museum. L’Observatory Museum (1882), allestito nella casa dello scienziato Dr. Galpin, conserva l’unica «camera oscura» dell’emisfero australe (67 Balthurst St, tel. 6222312. Orario: lunedì-venerdì 9.30-17, sabato 9-13. Ingresso: 5R). Il Natural History Museum, invece, espone scheletri di dinosauri e di altri animali (Somerst St, tel. 6222312. Orario: lunedì-venerdì 8-17, sabato e domenica 14-17. Ingresso: 4R). L’Human History Museum, infine, presenta cimeli riguardanti gli insediamenti dei coloni nel 1820 (Somerst St, tel. 6222312. Orario: lunedì-venerdì 8-17, sabato e domenica 14-17. Ingresso: 4R).
Il Dakawa Art Project nacque in Tanzania per opera dell’ANC nel campo profughi omonimo; trasferito qui nel 1991, è costituito da laboratori dove si insegnano i mestieri artigiani ai giovani e da un negozio dove si vendono i prodotti qui realizzati (Currie St, tel. 6229303. Orario: lunedì-venerdì 8.30-18, sabato e domenica 10-17).
Molto animati sono il National Festival of Arts, che si svolge presso il 1820 Settlers National Monument, e il Fringe Festival, festival alternativo durante il quale si svolgono oltre 200 spettacoli; entrambe le manifestazioni si tengono i primi 12 giorni di luglio (Informazioni: tel. 6227115).

Si prosegue fra paesaggi ondulati per altri 116 km, attraversando il Ciskei fino a raggiungere King William’s Town (25.000 abitanti); conosciuta come KWT, fu fondata nel 1826 dalla Società Missionaria Londinese. Base militare durante la lunga guerra di frontiera con gli Xhosa e, fino al 1878, capitale anche della British-Kaffrarian, provincia istituita dagli Inglesi nel 1847, conserva qualche edificio di pregio risalente all’Ottocento. Durante l’apartheid fu al centro dell’attività politica di numerosi leader neri, fra i quali Nelson Mandela, nato nei dintorni, e Steve Biko, che abitò qui e che venne sepolto nel piccolo cimitero situato alle porte della cittadina. Il Kaffrarian Museum, inaugurato nel 1884, possiede un’ampia sezione di storia naturale; il pezzo più noto è l’ippopotamo Huberta, che nel 1928 aveva percorso oltre 800 km dalla costa dello KaZulu-Natal per arrivare fin qui e che dopo la sua morte (fu uccisa nel 1931) venne subito impagliata. Nella Xhosa Gallery sono ordinati gli oggetti riguardanti la storia, la cultura e la produzione artigianale del popolo degli Xhosa (Cnr Alexandra & Cathcart St, tel. 24506. Orario: lunedì-venerdì 9-13 e 13.45-16.30, sabato 10-12.30, domenica 14-16.30. Ingresso: 2R).
Solo 8 km separano Bisho (3000 abitanti) da King William’s Town; un tempo capitale della homeland del Ciskei (1981) e ora della Provincia del Capo Orientale (1994), è costituita da edifici moderni poco significativi, destinati ad accogliere uffici governativi, l’Assemblea legislativa e la Corte suprema. Anche qui fu immancabilmente costruito un casinò: ne è presente uno in tutti i centri maggiori delle homelands.

 

testi di: Pietro Tarallo