Eastern Cape - Transkei

Il Transkei (Al di là del fiume Kei) costituisce ancora una regione con caratteristiche storiche e geomorfologiche a sé stanti; si estende tra il Lesotho e l’Oceano Indiano, a nord del fiume Kei e a ridosso del Drakensberg, che ne costituisce il confine occidentale. La grande attrazione di questa parte dell’Easter Cape sono la natura e le spiagge della Wild Coast, dove è molto diffusa la pesca; è facile, infatti, catturare enormi pesci di scoglio e molluschi, mentre in autunno arrivano sulla scia delle sardine grosse prede marine: dalle alte dune costiere, specialmente fra maggio e novembre, è facile avvistare balene e tursiopi. Numerose le riserve naturali, interessanti ecosistemi costieri che attirano moltissimi appassionati; anche per questo motivo, l’intera costa è adeguatamente attrezzata e dotata di alberghi e ristoranti.
Tutto l’entroterra, ondulato e collinoso, è abitato dagli Xhosa, che vivono nei numerosi villaggi rurali disseminati nelle campagne. Il fiero popolo fu definitivamente piegato solo nel 1894, dopo essere stato sconfitto a Pondoland. Consci dei propri diritti, gli abitanti, dopo l’annessione alla colonia del Capo, furono prima governati da un consiglio locale di capi tribù, controllato dai magistrati bianchi, e poi, dal 1910, anno in cui fu creata l’Unione Sudafricana, da un consiglio nazionale, privo nei fatti di ogni potere. Negli anni Cinquanta, il governo dell’apartheid sperimentò per la prima volta proprio qui la sua scelta di creare le homeland: questa, infatti, fu la prima del Sudafrica, con un governo fantoccio che apparentemente ne garantiva la semi-indipendenza. I capi degli Xhosa, legati in gran parte a doppio filo con il regime di Pretoria, ridussero il Transkei nella più completa miseria; iniziarono così le prime manifestazioni di rivolta, che diedero vita a una classe dirigente di militanti politici molto capaci e battaglieri e che sfociarono, nel 1976, nella proclamazione del Transkei in «homeland indipendente». Fu un maldestro tentativo di mantenere l’ordine da parte del governo centrale e la lotta continuò fino alla scomparsa dell’apartheid. Fra i molti protagonisti della battaglia per la libertà vi fu anche Nelson Mandela, che nacque nel villaggio di Mvezo, sul fiume Mbasche, e trascorse la sua infanzia a Qunu, 31 km a sud-ovest di Umtata.

Lontano dai bianchi
La N2, subito dopo East London, sterza decisamente verso l’interno, fra i morbidi profili di dolci colline; a poco a poco si fa angusta e tortuosa e attraversa il verdissimo altopiano, punteggiato qua e là dai villaggi degli Xhosa. Butterworth (11 km da EL), grosso centro commerciale assediato dalle baracche in lamiera delle township che si perdono nei pascoli, è stata fondata nel 1827. All’altezza di Viedgesville (97 km) si incontra il bivio per Coffee Bay, centro balenare sulla costa.
Continuando, sfilano uno dietro l’altro villaggi e paesini dalle case intonacate di verde, azzurro, rosa, giallo e cremisi; i bambini salutano festanti e a volte si spingono a distanza ravvicinata dalle automobili, che sono costrette a zigzagare per evitarli e per scansare anche le buche che si aprono improvvise nell’asfalto corroso dal tempo e dalle piogge. Ancora 30 km circa e si arriva a Umtata (150.000 abitanti), ex capitale delll’ex homeland del Transkei posta a 700 m sul Mthatha River. Fondata dai missionari nel 1879, si è sviluppata rapidamente, ma di fatto esistono due sole grandi strade centrali e quasi nient’altro: possiede alcuni imponenti edifici del passato, come il Municipio, il Bunga (Parlamento), la Cattedrale anglicana e il National Museum, che espone manufatti, abiti e costumi tradizionali (Cnr Victoria & York Sts, tel. 312427. Orario: lunedì-venerdì 8-16.30. Ingresso: offerta libera).
Nelle immediate vicinanze della città si possono visitare due riserve naturali: la Nduli Nature Reserve, in una valle alla sua periferia, dove vivono antilopi e uccelli, e la Luchaba Nature Reserve, a nord, con praterie e laghetti dove dimorano zebre, antilopi e uccelli di palude.
 

testi di: Pietro Tarallo