Northern Cape - Kimberley

La capitale della Provincia del Capo Settentrionale (88.000 abitanti) è una tranquilla cittadina, ordinata e composta, che sembra aver dimenticato i tempi eroici e turbolenti della corsa ai diamanti. In realtà Kimberley è ancora oggi sinonimo in tutto il mondo di diamanti e il profumo di queste pietre, dure e scintillanti, si respira nell’aria, anche perché la costruzione più elevata è appunto la Harry Oppenheimer House, dove ha la propria sede la De Beers Diamond Trading, società che detiene da tempo il monopolio della loro estrazione. In questo severo e anonimo grattacielo vengono selezionati, scelti, classificati e valutati tutti i diamanti che sono prodotti in Sudafrica; le grandi vetrate, dietro le quali lavorano esperti intagliatori e conoscitori, sono dotate di un sistema di inclinazione che riflette la luce esterna, così da consentirne la penetrazione all’interno e non alterare la brillantezza delle costose pietre preziose. Attorno a questo monolite si articola il centro storico con le sue vie contorte e irregolari, che sono quelle tracciate nella seconda metà dell’Ottocento per raggiungere i vari giacimenti e dove sono sopravvissuti alcuni edifici del passato. Il resto della cittadina è formato da ampi viali alberati, fiancheggiati da nuove costruzioni e da dimore vittoriane che conducono ai principali luoghi di interesse turistico.

Un po’ di storia
Fu un ragazzino a trovare in un fiume, nel 1866, il primo diamante, che venne chiamato Eureka; altri diamanti furono scoperti nel muro di argilla di una fattoria. Si iniziò quindi a cercare queste pietre preziose nei letti dei corsi d’acqua, ma ben presto si capì che, per trovarli, bisognava scavare sottoterra. Cominciò così la New Rush (Nuova Corsa): tutto ebbe inizio nel 1869, quando i primi giacimenti consistenti di diamanti furono scoperti proprio dove successivamente sorse Kimberley. In circa tre anni la città si sviluppò dal nulla in modo caotico e disordinato, per ospitare gli oltre 50.000 minatori; in poco tempo le baracche in ferro zincato e le tende furono sostituite da case vere e proprie, in legno e mattoni. Nel 1871 si iniziò a scavare sulla Colesberg Kopje, piccola collina che a poco a poco fu spianata e si trasformò in una voragine enorme chiamata Big Hole (Grande Buco). Le concessioni (claim), vendute a caro prezzo, erano dei fazzoletti di terra minuscoli (9 m per 7 m), dove lavoravano oltre 30.000 persone su una superficie di appena 12.000 mq; tutto questo causava gravi problemi, concernenti sia l’accesso alle singole concessioni sia la sicurezza di chi vi lavorava. Il Grande Buco era una sorta di girone infernale, dove bianchi e neri, stravolti dalla fatica e in preda alla febbre dei diamanti, rischiavano ogni giorno la vita in un groviglio di carrucole, funi, secchi di cuoio pieni di kimberlite, passerelle traballanti e ponteggi improvvisati. Più si scendeva nelle viscere della terra e più facilmente si trovavano i diamanti; risuonavano agghiaccianti le urla di incitamento dei minatori: «dig, dig, dig» (scava, scava, scava). I kafir, così erano chiamati gli operai neri, abitavano in appositi recinti, lavoravano nudi, usando guanti piatti e senza dita, e fissati con catene a un lucchetto, in modo da poter solamente scavare e setacciare. Erano inoltre sottoposti a meticolose ispezioni corporali, per impedire il contrabbando delle pietre preziose; spesso venivano purgati con olio di ricino in modo che restituissero quanto avevano ingoiato, ma i più ingegnosi riuscirono a sottrarre alcune pietre preziose usando piccioni viaggiatori. Il tutto per una paga doppia di quella di un bracciante inglese, ma spesso a costo della propria vita.
Grandi protagonisti di quegli anni magnifici e terribili, crudeli e spietati, furono prima Barney Barnato e poi John Cecil Rhodes, che, giunto qui nel 1871, divenne nel 1889 il signore e padrone indiscusso di Kimberley.

Il tesoro nel pozzo
La visita alla città inizia inevitabilmente dal Kimberley Mine Museum, dove si può ammirare il Grande Buco, scrupolosamente cintato (North and West Circular Rd, tel. 31557. Orario: tutti i giorni, 8-18. Ingresso: 15R). Il museo è formato da una serie di macchinari utilizzati per l’estrazione e 48 case in legno, dal tetto in lamiera, costruite nell’Ottocento, che sono state trasportate qui per ricostruire e salvaguardare la memoria storica della Kimberley del passato. Ci sono la chiesa luterana, i negozi, la banca, il bar, la sala da ballo decorata con i gigli di Francia in stucco, gli uffici con i libri su cui si registravano le proprietà delle concessioni, le pompe funebri con tanto di cassa da morto, il vagone ferroviario usato dai magnati del tempo per raggiungere Cape Town e anche un primordiale bowling ancora in funzione. Insomma, uno sfoggio di modernità e ricchezze impensabile per quegli anni in un luogo così inaccessibile e sperduto; ma chi rischia la vita per arricchirsi facilmente e in fretta è attratto dal meglio, per cui i cercatori di quegli anni sperperavano cifre enormi in lussi sfarzosi e consumistici.
Nella De Beers Hall, costituita da una struttura moderna, sono esposte le copie dei diamanti più famosi della storia, compreso il Cullinam, che deve il proprio nome al suo scopritore, Sir Thomas Cullinam; la splendida gemma di 3106 carati, più grande di un’arancia, nel 1905 fu comprata per 750.000 US$ dal governo del Transvaal, che la regalò a Edoardo VII d’Inghilterra, il quale lo fece tagliare in 9 pietre principali e 96 piccoli brillanti. Di nuovo una storia di grandi montagne di terra scavata (ne vennero rimosse 225 tonnellate per tirar fuori il Cullinam), di piccole pietre e di migliaia e migliaia di vite umane che morirono per estrarle.
All’Engelsman Claim si cercano frammenti di diamanti (Diamond Dig) nella sabbia dopo aver pagato l’apposita concessione (4R), mentre al Gemstone Kopje si tenta di trovare delle pietre semipreziose (da 50R a 5R), utilizzando le stesse tecniche e gli stessi strumenti dei cercatori del passato. Gradevole è la Victorian Tea Room, locale dagli arredi ottocenteschi dove si può mangiare e sorseggiare un tè.
Il Big Hole, attorno a cui si concentrò la tumultuosa storia della città, è l’attrattiva principale di Kimberley; lo si può ammirare da una piattaforma all’interno del museo. Già nel 1889, al posto della collina di Colesberg Koppie, c’era un pozzo profondo 400 m e con un perimetro di 1500: era il Grande Buco, la prima miniera a cielo aperto che l’uomo abbia mai creato senza l’aiuto di mezzi meccanici e che raggiunse gli 800 m di profondità. Nel corso degli anni furono scavate delle gallerie sotterranee per arrivare meglio al fondo del Big Hole, che rimase in funzione come miniera fino al 1914; successivamente, divenuto sterile, venne in parte riempito con il materiale scavato. Attualmente misura 240 m di profondità, di cui 41 sono coperti dall’acqua verde smeraldo; si è calcolato che nel corso della sua vita sono stati estratti circa 14.500.000 di carati di diamanti, pari a 3 tonnellate, e sono stati rimossi 28.000.000 di tonnellate di terra e roccia.

Il centro
Il centro storico ruota attorno a Market Square, dove si ammirano ancora edifici di fine Ottocento ben conservati; fra questi il più importante è il Municipio (1899), in Old De Beers Rd, imponente costruzione in stile corinzio classico.
Il moderno Civic Center ospita una serie di costruzioni recenti, fra cui il Diggers Memorial, fontana con cinque  statue di cercatori in piedi che reggono un grande setaccio, e gli Oppenheimer Gardens, parco con grandi varietà di fiori. Poco lontano è posta la William Humphreys Art Gallery, la migliore pinacoteca di arte moderna africana del Paese (Hospital Rd, tel. 811724. Orario: lunedì-sabato 10-13 e 14-17, domenica 14-17. Ingresso: 2R).
Nel quartiere residenziale di Belgravia, tutto ville e giardini molto inglesi, si possono visitare due musei; il primo è il McGregor Museum, nelle cui sale vittoriane sono esposti cimeli della Guerra Anglo-Boera e dove Rhodes soggiornò, in due stanze a piano terra, durante l’assedio della città (Egerton Rd, tel. 32644. Orario: lunedì-sabato 9-17, domenica 14-17. Ingresso: 5R). Poco distante la Duggan-Cronin Gallery raccoglie le 8000 fotografie scattate dall’irlandese Alfred Martin Duggan-Cronin (1874-1954), che, impiegato nelle miniere, ritrasse alcuni neri che vi lavoravano; sono esposti anche oggetti delle varie etnie del Paese, rari e di grande interesse, che egli raccolse nei suoi lunghi viaggi attraverso l’Africa Australe.

Storici ricordi
L’Honoured Dead Memorial, situato in Dalham Rd, è un grandioso monumento in granito proveniente dalle Matobo Hills, vicino a Bulawayo in Zimbabwe. Opera di Sir Herbert Baker, commemora i difensori della città morti durante l’assedio del 1899-1900: furono 124 giorni terribili, che segnarono il momento più luttuoso della Guerra Anglo-Boera (1899-1902). Molte battaglie vennero combattute nei dintorni di Kimberley: si possono visitare i luoghi dove avvennero i combattimenti e i cimiteri in cui riposano i corpi dei caduti. Sul basamento del Monumento ai caduti campeggia il gigantesco cannone Long Cecil Gun.
Nella township di Galeshewere si trova il Sol Plaatje Museum, che fu la casa natale di questo famoso intellettuale nero fondatore dell’ANC e suo primo Segretario Generale; giornalista e scrittore, fu anche il primo nero che scrisse un romanzo in inglese (Malay Camp).

Visite e tour per vivere il passato
Uno sferragliante tram dei primi del Novecento collega il centro città (Municipio) con l’area del Museo; il percorso tocca numerosi edifici d’interesse storico (Partenza tutti i giorni, ogni ora, dalle 9 alle16. Biglietto a/r: 6R).
Per chi vuole effettuare escursioni sulle tracce dei cercatori, la Diamond Tours Unlimited (tel. 8430017) propone diverse soluzioni, fra cui il Ghost Trail, itinerario guidato dal dottor Peter le Sueur, esperto in fantasmi e in fenomeni paranormali, che si percorre dal tramonto alle 23 nei luoghi più misteriosi della «Città dei diamanti». Dalle 7.30 alle 20, con l’Original Diamonds & Diggings Tour, si possono scoprire i segreti del passato e quelli attuali sull’estrazione dei diamanti, nel museo e nelle miniere ancora in funzione, grazie all’esperienza in materia della guida, che discende da una stirpe di cercatori da quattro generazioni. Ci sono, inoltre, lo In the Footsteps of Cecil John Rhodes, che si effettua dalle 8.30 alle 12.30, durante il quale si visitano i luoghi dove il Grande Visionario è vissuto e ha operato; l’Original River Diggings Experience, che dalle 8 alle 18 accompagna i turisti alla ricerca di diamanti; infine, il Galeshewere Township Tour, un percorso che offre la possibilità di provare un’esperienza umana profonda e di conoscenze storiche nelle oltre due ore di visita a questa «città nera», che esiste dal 1871, ma che venne chiamata così nel 1952.
Dal Visitors Reception Center della De Beers Consolidated Mines Limited (Bultfontein Mine Gate, Molyneux Rd) partono i Mine Tour, visite alle miniere che danno la sensazione di entrare nelle viscere della terra. Ci sono due tipi di visita: gli Underground Tours (Orario: lunedì-venerdì alle 7.45. Biglietto: 60R), a cui possono partecipare massimo 10 persone al giorno e tutte con un’età superiore ai 16 anni, e i Surface Tours (Orario: lunedì-venerdì alle 9 e alle 11. Biglietto: 10R), più semplice e meno impegnativo (Informazioni e prenotazioni: tel. 8329651-8421321).
Negli Underground Tours un traballante ascensore porta fino a 810 m di profondità, all’ingresso della «fabbrica dei diamanti», la Bultfontein Mine, situata a 5 km dalla città e tuttora attiva, le cui gallerie sono scavate nel granito. Una volta lasciato l’ascensore, si va ancora più giù con delle scale in ferro, fino ad arrivare a 840 m, in mezzo allo strato di Blue Groung, la kimberlite o «terra blu», che contiene i diamanti. Si tratta di oltre 5 km di gallerie, in cui si trova in media un carato di diamante ogni 25 t di materiale scavato e da cui ogni giorno vengono estratte 10.500 tonnellate di Blue Groung. Infine, si assiste alla proiezione di un video sulla storia della città e sui metodi di estrazione e di lavorazione dei diamanti.

 

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