Western Cape - False Bay e Robben Island

Robben Island

La piccola Robben Island, all’imboccatura della Table Bay, fu utilizzata come prigione fin dai tempi della VOC: anche Mandela e i suoi compagni dell’ANC vi vennero tenuti prigionieri per lunghi anni. Si possono visitare le celle dei detenuti, gli edifici carcerari, il museo e lo storico villaggio. L’isola, rigogliosa di vegetazione e popolata da pinguini e uccelli marini, si raggiunge con un ferry in mezz’ora di navigazione dal N 1 del Waterfront (Informazioni: tel. 4191300; ingresso: 100R).

A est: la costa delle balene
La grande e profonda False Bay, una falce perfetta che disegna un arco nel blu delle acque, deve il proprio nome alla sua triste fama; apparentemente sembra tranquilla e sicura, ma in realtà le sue infide correnti possono causare naufragi, come fecero molto spesso nel passato. La sua fortuna fu decretata dalla VOC nel 1737 che, dopo una furiosa tempesta che provocò l’affondamento di nove velieri alla fonda nella Table Bay, stabilì che da maggio ad agosto tutte le navi erano obbligate a fare scalo nella False Bay, ritenuta nonostante tutto più sicura.
Le sue acque sono più calde di quelle della costa ovest e in estate raggiungono anche i 21°C; in questo periodo, quindi, le sue spiagge sono frequentate dai vacanzieri locali, mentre a ottobre e novembre fanno la loro comparsa le balene con i loro piccoli, che si spingono in prossimità della riva. Le specie più comuni sono la balena australe (Eubalena australis), la Megaptera novaengliae (detta Humpback o megattera), la Balenoptera edeni e la Bryde (la balena tropicale).
Da Città del Capo, percorrendo la M3 o la M5, dopo 25 km si arriva rapidamente a Muizenberg, grande centro di vacanze con un’ampia spiaggia bianca. Superata la cittadina, si prosegue verso est con la strada costiera R310, che attraversa paesini di villeggiatura e borghi marinari affacciati sulla False Bay, con punti panoramici sull’oceano.
Qui si trovano Sunrise Beach, con la sua sconfinata spiaggia, Strandfontein con le sue case a schiera per le vacanze, la Wolfgat Nature Reserve, con alte dune e sentieri che portano al mare, e, a 45 km, Strand e Gordon Bay, dove si è costruito troppo e male.
A questo punto si lascia la False Bay, si imbocca la R44 e si sale con stretti tornanti sul promontorio di Capo Hangklip, occupato dalla Kogelberg Nature Reserve, avvolta dalla macchia di fynbos. Vi si possono ammirare i guizzi dei delfini che nuotano al largo e le lagune smeraldo alle spalle delle piccole baie, dove sono sorti piccoli paesini, come quella di Rooiels Bay, a 60 km. Nei pressi di Betty’s Bay, a 6 km, si estendono gli Harold Porter National Botanical Garden, con ristorante, bar, servizi igienici, serre, negozi e il Fynbos Trail, sentiero che si inoltra nella valle fra la caratteristica vegetazione della regione ricca di 800 specie di piante (Clarence Drive, tel. 2729311. Orario: tutti i giorni 8-18. Ingresso: 5R). Qui, nel 1938, Harold Porter, architetto di Johannesburg, comprò un vasto appezzamento di terreno per farne una riserva naturale; alla sua morte, nel 1958, lasciò tutto allo Stato, che diede vita a questo orto botanico di 200 ettari.
Proseguendo, si supera Kleinmond e il profondo fiordo interno che si impaluda; poi si lascia la R44 per prendere la R43 fino a Hermanus, a 30 km, una graziosa cittadina con un bel nucleo storico attorno al porticciolo vecchio, dove è stato allestito l’Old Harbour Museum, un museo marinaro con reperti di storia marinara e imbarcazioni d’epoca (Tel. 21475. Orario: lunedì-sabato 9-13 e 14-17. Ingresso: 2R). Dal vicino Gearing Point si può godere di una vista spettacolare sull’Oceano Indiano; insieme a Castle Rock, Kraal Rock e Sievers Point, è il luogo migliore da cui si possono avvistare, tra agosto e settembre, le balene che nuotano vicine alla riva.
Dopo Hermanus la R43 lascia la costa per alcuni chilometri e si transita per 20 km verso Stanford per poi tornare sulla costa all’altezza di Gansbaai, a 25 km. Dune e spiagge bianchissime, infinite e solitarie si dipanano tra gli unici due villaggi di questa zona, Pearly Beach e Die Dam, a 33 km. A questo punto si imbocca il bivio che conduce verso l’interno, seguendo la strada bianca R317 che in 60 km porta a Cape Agulhas. Dopo questo percorso, che si compie in due ore di auto a causa delle pessime condizioni del fondo stradale, si arriva finalmente al punto più meridionale del Continente Nero (latitudine 34° 52’ sud), praticamente proprio a ridosso dell’Antartide. Spesso il cielo è attraversato da enormi nuvole nere, gonfie di pioggia, i venti soffiano selvaggi: uno spettacolo da tregenda e da saga nordica. Il Faro (1848) è il secondo più antico del Paese; al suo interno vi sono un museo e una sala da tè (Orario: martedì-sabato, 9.30-16.45; domenica, 10-13.30. Ingresso: 5R).

Lungo la False Bay
Da Cape Town si imbocca la superstrada M3 e, superati il mausoleo di Cecil Rodhes, l’Orto botanico e Costantia, si arriva, dopo 25 km, a Muizenberg, sulla False Bay.
Girando in direzione ovest, si prosegue con la M4, scendendo lungo le pendici del Capo; dopo pochi chilometri si incontra il Rhodes Cottage, dimora in stile inglese costruita nel 1889 e con un giardino colmo di ortensie che guarda la baia, dove il grande finanziere visse fino alla sua morte. Nelle stanze si ammirano mobili, fotografie ed effetti personali di Rhodes, amorevolmente esposti da Marty Mostert (Tel. 7881816. Orario: tutti i giorni 9-16.30).
Una dietro l’altra sfilano piccole località di mare, la prima delle quali è St. James, a 5 km, attorniata da una spiaggetta ben protetta, su cui si specchiano coloratissime cabine in legno dei primi del Novecento, divenute ormai molto famose. Alle sue spalle si estende la Silvermine Nature Reserve, che ospita nei suoi tranquilli specchi d’acqua dolce 225 specie di uccelli. Dopo 4 km si incontra Kalk Bay, che deve il suo nome al termine kalk, che in afrikaans significa «calce»; in questo porticciolo peschereccio, infatti, nei cui ristoranti si gusta dell’ottimo pesce, nel XVIII secolo si ricavava la calce, utilizzata per costruire le case e per dipingere le loro facciate, dalle conchiglie che si trovavano, e si trovano tuttora, in gran quantità sulla spiaggia. Fish Hoek, a 7 km, è dotato di un porticciolo affollato di yacht e catamarani; sulle pendici che lo sovrastano si trovano le Peers Caves, grotte con graffiti e dipinti rupestri realizzati dagli uomini preistorici (uomo di Fish Hoek) che vi vissero 15.000 anni fa. 
Il provvedimento della VOC decretò anche la fortuna di Simon’s Town, a 12 km, che si trasformò in un importante porto; gli Inglesi la occuparono nel 1814 e ne fecero una base militare navale, che è passata alla Marina sudafricana solo nel 1957. Anche qui il regime razzista dell’apartheid si fece sentire: nel 1967 il governo la proclamò Whites Only Area (area riservata solo ai bianchi) ed espulse migliaia di famiglie africane e indiane, che furono costrette a trasferirsi altrove. In questa cittadina ci sono interessanti edifici storici e un museo navale.
Dopo Seaforth Beach, a 8 km, si trova Boulders Beach. Le sue spiagge al tramonto si riempiono di Jackass penguin (pinguini del Sudafrica), che tornano a riva per passarvi la notte; ce ne sono però anche molti che vi stazionano pigri durante tutto il giorno, tanto che in estate nelle sue acque cristalline, fra i grandi scogli di granito, si può fare il bagno mentre i buffi pennuti continuano imperturbabili le loro evoluzioni e osservano sornioni e per nulla intimoriti gli umani che li fotografano o che si asciugano immobili al sole. Tutta l’area è ora protetta dal Cape Peninsula National Park Boulders (Orario: tutti i giorni 8-18. Ingresso: 10R).
 

testi di: Pietro Tarallo