Seychelles

Sigla nazionale: SY
Forma di governo: Repubblica
Divisione amministrativa: 23 distretti amministrativi
Capitale: Victoria (Mahé)
Superficie: 455 kmq di terre emerse
Popolazione: 80.832 ab. (luglio 2004)
Lingua: creolo, inglese e francese (ufficiali)
Etnie: 89% creoli, 4,7% indiani, 1,6% cinesi, 1,6% altre etnie
Religione: 86,6% cattolico, 6,8% anglicano, 6,6% altre confessioni
Moneta: Rupia delle Seychelles (sigla internazionale, SCR; sigla locale SR); 1SCR = 0,141 Euro
Fuso orario: + 3 ore rispetto all’Italia, + 2 quando da noi vige l’ora legale
Corrente elettrica: 240 volt
Prefisso tel. internazionale: 00248

Le isole dell’eden
Vagabondando per la giungla dell’isola di Praslin, il generale inglese Charles George Gordon, che sarebbe passato alla storia come l’eroe di Khartoum, si imbatté in un albero dai frutti quanto meno singolari: il frutto maschile era di inequivocabile forma fallica, quello femminile era un perfetto bacino di donna, con tanto di pube pelosetto. Uomo d’armi, ma anche animo pio e attento lettore della Bibbia, il generale non ebbe dubbi di fronte alle noci del coco de mer: quello era il mitico albero del bene e del male di Adamo ed Eva e quello era il Paradiso Terrestre in cui avevano vissuto i primi innamorati del mondo. 
Senza saperlo, Gordon aveva coniato il primo slogan pubblicitario delle Seychelles. A dargli ragione c’era tutto. Fino alla metà del Settecento nessuno aveva violato la verginità delle isole, totalmente disabitate, ma in grado di offrire ai marinai di passaggio acqua e cibo a volontà con contorno di una natura senza pericoli e di un clima dolcissimo. Un secolo dopo, al tempo di Gordon, pochissimo era cambiato: proprio come si conviene a un Eden abbandonato in tutta fretta e rimasto intatto. 
 
All’alba del Terzo Millennio molto è cambiato nelle isole, dove semplici guest-house e resort a svariate stelle e con prezzi stratosferici, considerati fra i più chic del mondo, si affiancano nella mappa dei viaggiatori dell’esotico. 
Ma le Seychelles continuano a essere un paradiso. Non solo per la loro bellezza: un puzzle di grandi blocchi di granito rosa, rosso e argento, poggiati su spiagge di un bianco abbagliante dentro un intrico di lagune che sfumano dal celeste al turchese, dal verde smeraldo al blu dell’oceano. Non solo perché il tenore di vita è buono e nelle isole non ci sono né bidonville né mendicanti, ma soprattutto perché le Seychelles hanno fatto dell’ecologia una bandiera. Nel 1994 l’Environment Protection Act ha sancito la scelta ambientalista, cui comunque il piccolo arcipelago si è attenuto fin dall’indipendenza. Il 46% del territorio è parco nazionale, riserva o area protetta, mentre 88 miglia quadrate di mare hanno lo status di parco dove è proibito pescare, raccogliere coralli e conchiglie e in alcuni punti, persino ancorare. Molte delle isole sono santuari avicoli e non è permesso accendere sigarette o fare pic-nic, mentre la pesca subacquea col fucile è stata bandita da tutto l’arcipelago trent’anni fa. Non solo: le isole attrezzate per il turismo sono appena una decina  e nessun albergo può essere più alto di una palma di cocco. 
Così le Seychelles hanno oggi un nuovo slogan «as pure as it gets», più o meno puro com’è, a ricordare che, in un mondo che boccheggia per l’inquinamento, i miracoli sono ancora possibili.