Giamaica

 

Sigla nazionale: JAM.
Forma di governo: Monarchia costituzionale.
Divisione amministrativa: 14 distretti.
Capitale: Kingston.
Superficie: 10.991 kmq.
Popolazione: 2.758.124.
Lingua: inglese e patois creolo.
Etnie: di origine africana (90,9%), mulatta (7,3%), indiana (1,3%).
Religione: protestante di varie confessioni (61,3%), cattolica (4%), altre confessioni (34,7%). 
Moneta: dollaro giamaicano (JMD). 1 JMD = 0,012 euro.
Fuso orario: – 6 ore rispetto all’Italia, –7 quando da noi è in vigore l’ora legale.
Prefisso tel. internazionale: 001 876. 

È una specie di puzzle, difficilissimo da comporre. Un rompicapo fatto di candide spiagge e montagne ammantate di foresta, ville extralusso protette da cancelli e guardie armate e baraccopoli senza luce né acqua corrente, concerti reggae e cortei di protesta, splendide cascate e canali di scolo a cielo aperto, giardini lussureggianti e strade impercorribili per le voragini causate dagli uragani. E, ancora, folle di turisti goderecci che possono permettersi ogni capriccio, e diseredati per cui il cibo è una conquista quotidiana e la sopraffazione uno stile di vita. A sud di Cuba, a ovest di Hispaniola, la Giamaica è la più africana delle isole dei Caraibi dopo l’ormai invivibile e infrequentabile Haiti. Qui il bianco è un “diverso”. Se ne vede uno in media ogni cento neri e non passa certo inosservato, bersaglio talvolta, nelle aree non turistiche, di una sorta di razzismo alla rovescia.

Le Blue Mountains, la catena che taglia in due l’isola, fa da spartiacque alla Giamaica. A sud c’è la capitale Kingston, una delle città più violente del mondo. A nord si aprono le quattro “coste azzurre”: Port Antonio, Ocho Rios, Montego Bay e Negril, ciascuna con la sua personalità, ma tutte benedette da un mare da cartolina e da un clima invidiabile, dove i turisti vivono in una specie di trance al motto Come to Jamica e you’ll be allright, come cantava Bob Marley con la sua voce roca e magnetica. Qui, al nord, le notizie delle violenze e il clima da prima linea che tortura la capitale arrivano come un eco affievolito, voci di un altro mondo, che si frangono contro il cuscinetto ammortizzatore delle montagne. 
Al di là dei suoi stridenti contrasti, ma forse proprio per quelli, la Giamaica è l’isola con la maggior personalità di tutti i Caraibi. We are not a beach, we are a people, proclamano con orgoglio gli isolani che non vogliono saperne di sacrificare la loro identità sull’altare del turismo. Ed è fra le isole più belle e più complete. Non solo mare e natura, ma anche le dimore dei signori dello zucchero, le leggende del pirata Morgan, i luoghi di James Bond, il mito di Bob Marley, la musica più coinvolgente dei Caraibi, storici alberghi fra i più blasonati e una cultura coloniale e postocoloniale che è unica al mondo. Certo, anche la Giamaica sta vacillando sotto gli assalti di un turismo sempre più di massa e invasivo che agli storici e raffinatissimi hotel affianca una marea di all-inclusive fatti con lo stampino, il cui aumento sembra inarrestabile. 
Ma l’isola è talmente vasta da non deludere né i suoi fan (che la frequentano da anni e la vorrebbero ancora com’era) né i viaggiatori curiosi che, dietro l’angolo, possono ancora cercare l’anima dell’Isola nel sole immortalata da Harry Belafonte. Il tutto avvolto dal profumo penetrante del rum e dal ritmo del reggae, il battito cardiaco della Giamaica.