Palazzo di Caterina

Si percorre tutta la Sadovaja ulica, che fiancheggia il Parco del Palazzo di Caterina (Ekaterininskij dvorec), fino a raggiungerne l’ingresso per i visitatori, che è collocato nella facciata posteriore del palazzo. Si visitano 20 sale e gran parte del parco con i suoi padiglioni e laghetti (Tel. 4655308. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 17, chiuso martedì e l’ultimo lunedì del mese. Le Sale d’agata sono aperte dal giovedì al lunedì dalle 10 alle 16).

Caterina I, seconda moglie di Pietro il Grande, ricevuta in dono dallo zar la tenuta dove il marito aveva fatto costruire una casa di campagna finlandese, diede l’incarico all’architetto tedesco Friedrich Braunstein di erigere un piccolo palazzo con un giardino alla francese. Furono così fatte piantare migliaia di aceri, betulle, tigli, olmi e alberi da frutta. La futura zarina Elisabetta ereditò dalla madre l’intera proprietà, ma solo quando salì al trono, ebbe i mezzi per far trasformare da Bartolomeo Rastrelli (1752-56) la palazzina in un grandioso palazzo, dove si tennero i ricevimenti ufficiali di corte. Con Caterina II l’intero complesso subì ulteriori modifiche e ingrandimenti, in stile neoclassico, opera dello scozzese Charles Cameron (1770). Quarenghi, Neelov, Rinaldi e lo stesso Cameron negli anni successivi realizzarono nel parco gli altri padiglioni. Anche i successivi zar amarono molto questo palazzo e lo abbellirono ulteriormente con altri interventi, come fece per esempio Nicola II, che vi soggiornò a lungo ritenendo di essere qui al sicuro dagli attacchi dei rivoluzionari; invece proprio qui fu arrestato e trasferito a Ekaterinburg (oggi Svjerdlovsk), dove
venne fucilato con tutta la sua famiglia.

Il palazzo colpisce per la sue lunghe facciate (306 m), in trionfante stile barocco russo tendente ormai al rococò, dipinte in turchese e impreziosite da colonne bianche, tetti aggettanti, stucchi, capitelli e fregi dorati (furono usati 120 kg d’oro) estremamente complessi, possenti atlanti.

Appena si entra nel complesso si ammirano le cupole dorate della Cappella reale, eseguita da Chevakinskij (1740), con un’iconostasi sei piani. Si prosegue fino alla scalinata centrale che immette nel palazzo, a metà della facciata principale, dove si accede alle sfarzose sale. Lo Scalone di gala, eseguito da Ippolito Monighetti (1860), conduce alle sale di rappresentanza del primo piano. Si accede così al Grande Salone (860 mq) del Rastrelli con specchi alle pareti e il Trionfo della Russia (1755), affresco del Valeriani, sul soffitto. Nella Sala da pranzo di gala sul grande tavolo fa bella mostra di sé il servizio da tavola in porcellana, settecentesco, della manifattura russa Gardner. La Galleria di pittura conserva 130 opere (XVII-XVIII secolo) raccolte dal Rastrelli per creare una specie di «tappezzeria di quadri». Infatti i dipinti sono disposti sulle pareti come a costituire una sorta di tappezzeria di tele. La Sala da pranzo verde, capolavoro di Charles Cameron, ha uno stile neoclassico che stempera le iperboli barocche e rococò delle sale precedenti; i bassorilievi scolpiti da Ivan Martos, in stucco, si rifanno a quelli di Pompei.

Una storia particolare ha la Stanza d’ambra. Pietro il Grande, quando fu ospite di Federico Guglielmo I, nel 1716, rimase talmente colpito dai pannelli d’ambra (risalenti al 1709) che rivestivano una stanza del palazzo che il re di Prussia gliene fece dono; lo zar ricambiò con l’invio di 55 granatieri della sua guardia. Nel 1755 i pannelli (52 mq) vennero portati qui, dove rimasero fino al 1942 quando i soldati tedeschi li trasportarono nel castello di Königsberg, da dove poi scomparvero nel nulla. I preziosi pannelli furono ritrovati solo nel 1997. Attualmente la stanza è in fase di ristrutturazione seguendo i documenti del tempo.

Nel Parco di 600 ettari, con due laghi artificiali, si scoprono altre meraviglie. Uscendo dal Palazzo sulla destra si incontrano le Sale d’agata, (1780-87) sontuosamente rivestite da pietre pregiate (agata, diaspro, porfido, malachite, lapislazzuli e alabastro). La Galleria ionica è uno dei capolavori di Cameron (1792-94): in puro stile neoclassico, ha un peristilio formato da un lungo colonnato con busti in bronzo di antichi poeti, filosofi e condottieri cui si accede mediante una lunga rampa di scale in pietra. Di fronte, sulla sinistra del Palazzo, sorgono i Bagni superiori, destinati ai membri della famiglia imperiale, accanto ai Bagni inferiori, sormontati da una cupola, per i nobili di corte (177-80); tutti e due gli stabilimenti hanno piscina, spogliatoi e sauna. Più avanti si incontra l’Ermitage, padiglione barocco del Rastrelli (1756), in cui Elisabetta cenava con i suoi amici più intimi.

Sul Grande stagno si affacciano altre meraviglie: la Grotta (1753-57), grazioso padiglione di Rastrelli; gli edifici neogotici olandesi dell’Ammiragliato (1773-77) che accoglievano le imbarcazioni usate sullo specchio d’acqua; la Colonna di Cesme (25 m), nel centro delle acque, decorata con prue di nave; il Bagno turco (1852), con cupola e minareto; il Ponte di marmo (1770-76), ornato da colonne marmoree; la Piramide (1781), dove venivano seppelliti i cani di Caterina II; la Sala dei concerti (1782-86), edificio neoclassico di Quarenghi, con porticato dalle colonne ioniche; il Chiosco cinese (1778-86), dalle forme che ricordano analoghe costruzioni del Celeste Impero; il Gran capriccio (1770), chioschetto sempre in stile cinese, simile a una pagoda.
testi di: Pietro Tarallo