Il nord - Valle del Giordano

La zona più fertile del Paese e di conseguenza quella che nel corso dei millenni è sempre stata popolata, è proprio la Valle del Giordano, oggi, attraversata da una fitta rete di canali di irrigazione. Dal punto di vista della produzione agricola, è una delle regioni più ricche e floride del Medio Oriente.

La Valle del Giordano si trova al di sotto del livello del mare e quindi gode di un clima di tipo tropicale, che favorisce la coltivazione di prodotti agricoli estranei a tutto il resto dell’area. Si dice comunemente che la zona conosca solo due stagioni: quella della semina e quella del raccolto e in effetti guardando le distese coltivate si riesce a capire il perché.

Già da tempi remoti le prime popolazioni insediatesi nella valle si resero conto che le caldi estati e i brevi miti inverni erano una condizione ideale per le coltivazioni di ogni tipo, al punto che già oltre 10.000 anni fa molte tribù abbandonarono la vita nomade e si stabilirono in quest’area.

La sua ricchezza naturale è infatti il motivo principale delle numerose tracce di insediamenti risalenti all’Età del Ferro e del Bronzo, della nascita di villaggi, della produzione agricola e dei primi scambi commerciali.
L’agricoltura ancora oggi è molto fiorente. La produzione è continua durante tutto l’anno e praticamente immutata nei secoli. Rende, tra gli altri, pomodori, peperoni, cetrioli, melanzane, frutta, oltre ad alberi di olivo e fichi.

In epoca mamelucca in questa zona si coltivava persino la canna da zucchero, per la cui lavorazione venivano portati braccianti dal Sudan (ancora oggi in tutta la zona del Ghor, in particolar modo nei villaggi del Wadi Araba, a sud del Mar Morto, esiste una percentuale di popolazione di pelle nera).

Corso d’acqua importante nella storia e dalle molteplici implicazioni religiose, il Giordano, Nahur al-Urdun, è un fiume salato, non adatto per l’irrigazione e regolato da diverse dighe costruite sui suoi affluenti (quella del re Talal, di Karam e di Kufren). Parallelamente al suo corso è stato costruito un canale artificiale che porta il nome del re Abdullah, grazie al quale sono state deviate le acque a nord del Giordano stesso e dello Yarmuk e utilizzate per l’irrigazione. Il nome Giordano contiene al suo interno la parola dan, derivata dal sanscrito danu che significa: pioggia, bagnato. In questa accezione, si può inserire questo fiume biblico in un gruppo di altri corsi d’acqua il cui nome ha la stessa etimologia. Danubio, Don, Dnieper, ecc. La cosa ancora più curiosa è che nel ceppo linguistico indo-europeo la stessa radice di origine sanscrita si ritrova nei nomi di vari Paesi: Danaan (Irlanda), Danu (India), ecc. Tutti questi nomi in qualche modo sono stati filtrati dalle lingue greca e romana, che hanno saputo riadattare la stessa radice e attribuirla anche agli appellativi delle divinità (Diana, Dioniso, ecc.). Ma la parola «Giordano» significa anche: discendente, e tale nome calza alla perfezione con la definizione che ne dà il libro dei Salmi di fiume di Dio. Nasce nelle montagne dell’Antilibano, per la precisione dal Monte Hermon (chiamato anche Jabal al-Sheikh, la Montagna del Vecchio, perché ha sempre la cima innevata) da cui sgorga il principale dei rivoli che lo alimentano alla sorgente, l’Hisbani. Dopo aver ricevuto le acque del Lithani e del Banias, prosegue per oltre 350 chilometri, attraversando il Lago di Tiberiade (o Mare di Galilea) che si trova a circa 200 metri sotto il livello del mare per finire, dopo un percorso molto sinuoso, nel Mar Morto, scendendo così di altri 200 metri. Il suo corso quindi affronta un dislivello di circa 900 metri attraverso 27 tra rapide e cascate. Il Giordano segue la fenditura creatasi a seguito della Grande Spaccatura continentale siro-africana, provocata dalla deriva dei continenti. Le sue acque sono state oggetto di contesa politica per lunghi anni tra Israele e Giordania e con la pace del 1994 è stato raggiunto un accordo per il loro utilizzo che ora prevede la spartizione paritaria.