Il nord - Umm Qais

L’antica Gadara, oggi Umm Qais, era una delle principali città della Lega delle Decapoli, di cui entrò a far parte in epoca romana, prima di diventare un importante centro cristiano (III secolo d.C.).

Oltre alla sua splendida posizione geografica sulla Valle del Giordano, sul Lago di Tiberiade e sulle alture del Golan, Gadara era nota per la ricchezza della sua vita culturale e intellettuale, nonché per la sua fiorente scuola di poesia, filosofia e satira. Una delle figure più vivaci fu un certo Menippo, liberto divenuto celebre autore di satire e filosofo. La località si trova a nord-ovest, vicino al confine della Giordania con Israele. Domina il Lago di Tiberiade e nelle giornate limpide si riesce a vedere il Monte Hermon, in Libano.

La posizione splendida consente di ammirare la Valle del Giordano e le alture del Golan. Da Amman dista 110 km e si raggiunge facilmente in un paio d’ore con la strada che percorre tutta la Valle del Giordano (interessante dal punto di vista paesaggistico): si lascia Amman dirigendosi verso Sweileh, poi si seguono le indicazioni per Salt; si superano Deir Alla e Tabaqat Fahl e si prosegue dritto in direzione di Umm Qais, attraversando la zona di al- Qura costeggiando il canale del re Abdullah. Arrivando da Irbid si deve prendere la strada che porta verso il quartiere nord della città, poi seguire le indicazioni per Bayt Ras e quindi per Umm Qais (in tutto 28 km).
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La città dei teatri
Distesa su una superficie che copriva diversi ettari, la città vantava una necropoli con tombe ornamentali, una basilica con un cortile che si apriva su una terrazza semi-artificiale, una strada fiancheggiata su un lato da negozi con soffitto a volta, un mausoleo sotterraneo di epoca romana, due complessi termali di epoca bizantina, un’entrata monumentale alla città, tracce di quello che potrebbe essere un ippodromo e molte altre costruzioni ancora in fase di studio. La città aveva due grandi teatri, dei quali solo il più piccolo, il Teatro Occidentale, è meglio conservato.

Costruito in basalto nero, aveva un diametro di 53 metri e poteva accogliere circa 3000 spettatori. Ed è proprio una parte delle gradinate per il pubblico ad essere meglio conservata, mentre il palcoscenico è completamente in rovina. Tra le gradinate si notano alcuni sedili in pietra con schienale. Questi erano destinati agli ospiti d’onore o ai notabili che assistevano agli spettacoli, ma erano anche utilizzati dagli uomini politici durante le riunioni del consiglio municipale, che si tenevano all’interno del teatro. In uno dei sedili si trova ancora la statua in marmo bianco di una dea che presumibilmente in origine era posta su un altare. Nella mano destra reca una cornucopia. Molto probabilmente si tratta di una rappresentazione di Tyche, dea della prosperità e della fortuna, nonché protettrice delle città. La presenza di statue dedicate a questa divinità divenne molto comune nelle città del Medio Oriente fondate o conquistate in epoca ellenistica.

Del Teatro Nord resta ben poco perché le pietre dei sedili e delle pareti sono state derubate e riutilizzate nel villaggio moderno. In origine il teatro misurava 77 metri con un spazio per l’orchestra di 45 metri. Antistante l’ingresso del teatro sono ancora visibili le colonne della chiesa bizantina, a pianta ottagonale, eretta sul sito di un precedente teatro romano, a sinistra del quale si apre il complesso dei bagni. La loro particolarità è di creare un armonioso gioco cromatico dovuto all’impiego di calcare bianco e di basalto nero per la realizzazione delle colonne. La chiesa aveva quattro ingressi e il portale occidentale era preceduto da un portico con colonne in basalto e capitelli corinzi. L’ottagono centrale è formato da colonne identiche, provenienti da un edificio romano del II e III secolo d.C. La terrazza antistante, a nord del teatro occidentale, misura 95 metri per 32. Il lato orientale poggia sulla roccia, mentre l’estremità occidentale è sorretta da una struttura di stanze con volta a botte che costituivano le botteghe che si aprivano sulla strada sottostante. In origine la terrazza costituiva l’atrio della chiesa bizantina. A Gadara esisteva anche un terzo teatro, ma fuori della città, nelle terme di Hammat Gader.
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Le antiche terme
Le 14 botteghe sottostanti la terrazza (in fase di restauro, perché danneggiate a seguito di un terremoto che ne aveva lasciate intatte solo una parte) si allineavano sulla strada che poi incrociava a nord col Decumano Massimo, la via colonnata. Questo, che correva in direzione est-ovest e divideva Gadara in due parti, continuava anche fuori della città, in direzione est lungo la valle dello Yarmuk.

La direttrice nord-sud della città (corrispondente al Cardo) non è stata ancora identificata. Il sistema per il trasporto dell’acqua era realizzato con due canali indipendenti che convogliavano l’acqua da una sorgente a circa 11 km di distanza. Il più vecchio dei due venne usato per molto tempo, fino al VI secolo d.C., mentre il più nuovo fu abbandonato nel III secolo d.C.

Il sistema di approvvigionamento idrico di tipo romano era impiegato anche nelle province. A Gadara si trovavano due (e forse tre) complessi termali. Al primo, di epoca bizantina, si accedeva dal decumano, entrando di fronte al Ninfeo, edificio in basalto nero. L’ingresso portava direttamente nel vestibolo e poi nelle sale fredda, tiepida e calda. Queste terme furono usate dalla metà del IV secolo (epoca della costruzione) fino all’inizio del VII secolo. In seguito, durante la dominazione omayyade, vennero trasformate in piccole installazioni di uso domestico.

Il secondo complesso termale si trova al centro di un uliveto, e ora è circondato da un muro moderno che protegge le rovine in pessimo stato. La vegetazione ha coperto lo splendido pavimento in mosaico, diviso in quattro sezioni decorate con motivi geometrici. In una di esse campeggiava un’iscrizione in greco con la quale si dava il benvenuto agli ospiti delle terme da parte di un certo Herakleide, costruttore del complesso.

L’ipotesi dell’esistenza di un terzo bagno si basa sul fatto che a circa duecento metri a sud della via colonnata si trovano le rovine di un edificio ottagonale (chiamato dagli abitanti di Umm Qais il palazzo, al-Qasr) all’interno del quale sono state rinvenute diverse condutture idriche. Ciò lascia supporre che potesse trattarsi del vestibolo di un altro centro termale.
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La necropoli
Le strutture abitative della città erano distribuite su tre terrazze, secondo una pratica classica usata nei quartieri residenziali. Questa parte della città è sovrastata dalle case abbandonate dell’antico villaggio ottomano, la cui struttura venne modellata sul tracciato del sito greco-romano.

L’Acropoli si trovava a est dell’attuale Museo Archeologico, aperto nel 1990, che espone reperti di epoca ellenistica, romana e bizantina, tra cui bassorilievi, mosaici, colonne e statue (Aperto dalle 8 alle 18 in inverno; chiusura anticipata alle 17 durante l’estate; chiuso martedì).

Come era d’uso nei centri ellenistici e poi romani, anche a Gadara la necropoli era esterna alla città. I defunti venivano sepolti fuori dalle mura e solo in circostanze particolari si faceva un’eccezione per i notabili. Tre delle tombe possono essere visitate prima di raggiungere il sito. Due di esse sono vicine, la Tomba dei Germani e la Tomba di Lucio Senzio Modesto.

Entrambe risalgono al I secolo d.C. La terza, la Tomba di Chaireas, si trova circa 80 metri a ovest, al centro di un uliveto. Venne costruita alla fine del I secolo d.C. come si legge nell’iscrizione che cita l’anno 154, corrispondente al 90-91 d.C. in base al calendario pompeiano adottato a Gadara, che cominciava nel 64-63 a.C. L’unico edificio completamente intatto è il Mausoleo Sotterraneo. Nei pressi del decumano si trova un edificio circolare in basalto, in origine più alto, ma ridotto alle attuali dimensioni nel IV secolo d.C. e usato come piscina fino all’epoca mamelucca. Oggi rimane una struttura di 11 metri di diametro.

Non distante da esso si trova la scala d’ingresso al mausoleo romano, ampliato e usato come tomba in epoca bizantina. All’interno, sulle tre pareti della camera principale si aprono 6 loculi divisi in due file.

Gli altri ambienti della costruzione in origine venivano usati come ossari.
Fuori delle mura di Gadara, così come succedeva nelle altre città della Decapoli (Jerash, Bosra e Damasco, ad esempio) si trovava l’Ippodromo Romano. Situato a sud dell’estremità occidentale del decumano, era costruito in basalto e veniva utilizzato per corse di cavalli e di carri, oltre che come luogo di manifestazioni e festeggiamenti in onore delle divinità.

A una quarantina di metri dall’ippodromo si trovano i resti della porta monumentale romana. Misurava 45 per 13,5 metri e aveva un ampio passaggio centrale e due più piccoli, laterali. Questi erano coperti da una volta a botte ed erano affiancati da piedistalli con sottili colonne. L’architrave era supportato da capitelli corinzi, mentre alle due estremità della porta si trovavano due torri a ferro di cavallo. Non sono state trovate fino a oggi scritte dedicatorie, ma si sa che archi e porte monumentali in genere venivano realizzate in onore della Casa Imperiale Romana. Nel frammento di un’iscrizione latina rinvenuta nella parte occidentale della città si legge il nome dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.), ma è dubbio che si riferisca alla porta monumentale, in quanto lo stile architettonico e le decorazioni lasciano pensare che si tratti di un’opera risalente alla fine del II secolo d.C.