Lo smembramento della Palestina

Tra la fine degli anni Venti e negli anni Trenta nella vicina Palestina continuavano ad arrivare immigrati di religione ebraica. Gli arrivi divennero sempre più numerosi, soprattutto in seguito alle persecuzioni in atto in Europa e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Le crescenti pressioni interne e internazionali portarono le Nazioni Unite a votare nel 1947 la spartizione della Palestina in due stati distinti (arabo e israeliano) con Gerusalemme posta sotto il controllo delle stesse Nazioni Unite.
Nel 1948 il Regno Hashemita di Transgiordania si oppose alla decisione dello smembramento della Palestina e si unì alle altre nazioni della Lega Araba che contestavano la costituzione del nuovo stato di Israele che però venne proclamato il 14 maggio 1948, data della fine del Mandato britannico.

La reazione di Tansgiordania, Iraq, Siria, Libano ed Egitto sfociò nel primo dei conflitti arabo-israeliani, al termine del quale la Giordania ottenne una parte dei territori sulla sponda occidentale del fiume Giordano (West Bank, o Cisgiordania), assegnata agli Arabi dal piano delle Nazioni Unite del 1947. Nel 1949 il Regno Hashemita di Transgiordania cambiò il nome in Giordania e un anno dopo annesse ufficialmente i territori della sponda occidentale (West Bank) e Gerusalemme. L’annessione tuttavia non venne mai riconosciuta dalle Nazioni Unite, né da nessuna altra nazione tranne Gran Bretagna e Pakistan. L’annessione da parte del re Abdullah di una parte dei territori oltre il Giordano venne inoltre letta come una sua implicita legittimazione della spartizione della Palestina (rifiutata dagli altri Paesi arabi). Qualche anno dopo egli avrebbe pagato con la vita un gesto considerato come tradimento.

Il 21 luglio 1951 re Abdullah venne ucciso nella moschea al-Aqsa di Gerusalemme, durante la preghiera del venerdì, mentre si trovava in compagnia di suo nipote Hussein. Talal, figlio primogenito di Abdullah, dopo breve tempo dovette rinunciare alla Corona per ragioni di salute e venne sostituito dal figlio Hussein, proclamato re di Giordania l’11 agosto 1952, ma salito al trono ufficialmente il 2 maggio 1953 quando raggiunse l’età richiesta per governare. Durante il periodo intercorso tra la proclamazione e l’ascesa al trono, il Paese venne governato da un Consiglio di Reggenza e il sovrano ebbe modo di frequentare l’Accademia Militare di Sandhurst, in Inghilterra.

Hussein si rivelò fin dall’inizio molto deciso. Sollevò Glubb, comandante della Legione Araba nella guerra del 1948, dal suo incarico, interruppe i legami formali con la Gran Bretagna, portò la Giordania verso una sempre più ampia indipendenza.

I 6000 kmq della West Bank mantenuti dalla Giordania dopo la guerra con Israele, che comprendevano ufficialmente tre delle otto province giordane, vennero considerate proprie dalla Giordania fino al 1988, quando un cambio di rotta della politica portò alla cessione definitiva di quei territori all’Autorità Palestinese. In realtà però la West Bank non era più ufficialmente territorio giordano fin dal 1967, quando, durante la Guerra dei Sei Giorni, la Giordania perse il controllo di quel territorio, occupato dalle forze israeliane. La guerra scoppiò il 5 giugno del 1967, a seguito dell’occupazione israeliana della zona est di Gerusalemme (il ritiro israeliano dalle terre occupate nel 1967 verrà poi chiesto dalla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata come piattaforma di partenza per i successivi negoziati di pace). Quando le Nazioni Unite imposero il cessate il fuoco, l’11 giugno, la Giordania aveva subito un’ingente perdita territoriale ed economica, aggravata dal fatto che al termine della guerra si riversarono sul suo territorio numerosi profughi palestinesi.

Nel 1965, due anni prima, il governo giordano aveva dovuto far fronte a una serie di proteste interne sostenute da l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) per la costituzione di uno Stato indipendente. Il re Hussein sosteneva che i Palestinesi residenti in Giordania dovevano considerarsi giordani e non potevano avanzare richieste indipendentiste. L’esodo del 1967 provocò forti tensioni tra il governo giordano e una parte dei nuovi arrivati, aderenti a vari gruppi rivoluzionari (raccolti sotto l’ombrello dell’OLP). I disordini raggiunsero il culmine nel mese di settembre 1970 (conosciuto come «Settembre Nero»), quando la situazione sfociò in una guerra civile al termine della quale i gruppi ritenuti eversivi dal Governo giordano, dopo una dura repressione, vennero allontanati dal Regno.

Nel 1973 Israele rispose all’attacco di una coalizione di forze arabe di cui faceva parte anche un piccolo contingente giordano (che con l’aiuto iracheno appoggiava Egitto e Siria), in quella che venne chiamata la Guerra di Yom Kippur che costò la disfatta agli Arabi. Nonostante la sconfitta, la Giordania non perse ulteriori territori.