Le prime espressioni artistiche

In alcuni dei numerosi insediamenti risalenti alla Giordania del Neolitico sono state trovate tracce di grande rilievo. Oltre agli utensili di uso quotidiano portati alla luce nella Valle del Giordano e nella zona di Beida, rivestono una straordinaria importanza quelle che sono considerate le prime espressioni della statuaria moderna. Si tratta di figurine antropomorfe risalenti a circa 7000 anni a.C. e rinvenute nella zona di Ayn Ghazal, alle porte di Amman. Le statuette, alcune delle quali bicefale (forse per raffigurare due gemelli, o una coppia, o ancora l’unione simbolica di due popoli), riproducevano volti dagli occhi molto evidenti e sovrastanti corpi lisci e privi di braccia. Il significato di tali opere era legato probabilmente al culto degli antenati o alle pratiche della sepoltura. Lineari ed eleganti, le figurine sono uniche in quanto, diversamente da altre opere coeve, i volti non rivestivano il cranio sul quale erano stati modellati.

Durante l’Età del Bronzo la produzione artistica non fu molto intensa. A questa epoca risale però la Stele di Balwa (tra il XIII e il XII secolo a.C.), conservata al museo archeologico di Amman e raffigurante un re moabita che riceve uno scettro da una divinità egizia.

La successiva Età del Ferro si caratterizzò invece per una notevole influenza artistica dei popoli mesopotamici, in particolare nelle regioni settentrionali; a sud, nelle aree dominate dai regni biblici di Ammon, Edom e Moab la produzione artistica era invece più ridotta. Lasciò tuttavia una testimonianza di grande importanza, la Stele di Mesha, considerata la scoperta più significativa nel campo dell’epigrafia orientale, eretta da Mesha, re di Moab tra l’830 e l’805 a.C., per celebrare le sue vittorie contro Israele. In Giordania sono visibili solo alcune copie della stele (musei di Amman, Karak e Madaba), il cui originale si trova al Louvre.

L’affermarsi della potenza dei Nabatei, nel IV secolo a.C. e il consolidamento del loro impero portò alla nascita di una nuova forma di arte, che si traduceva soprattutto nella decorazione di edifici scavati nella roccia. I Nabatei avevano acquisito influenze artistiche dai popoli con cui avevano contatti commerciali, in particolare dagli Egizi di Alessandria, destinazione privilegiata dei commerci nabatei.

Una grande profusione artistica ebbe luogo durante l’Ellenismo. La cultura greca influenzò infatti lo stile di vita dei Nabatei e si manifestò con la diversificazione dei motivi ornamentali e con la costruzione in altre zone di edifici residenziali (Qasr Al Abd, nella località di Iraq al Amir). Le città ellenistiche del nord, che poi confluirono nella Lega delle Decapoli, vennero completamente rivisitate dai Romani, i quali incisero in maniera sensibile soprattutto nella riorganizzazione urbanistica delle città (a Petra, come a Gerasa, Gadara e a Philadelphia).

Con i Romani si affermò anche la statuaria e la decorazione a mosaico, largamente usata poi in epoca bizantina, quando le chiese cominciarono a essere costruite a tre navate, a croce greca e a essere rivestite di tappeti musivi.