Dintorni di Amman - Ain Ghazal

Sito di notevole importanza archeologica e storica, anche se, purtroppo, visitandolo non c’è più molto da vedere e risulta piuttosto deludente ai visitatori, pur se di facile accesso.

Si trova sulla superstrada che corre da Amman a Zarqa, nei pressi di Marka, dove si trova anche il secondo aeroporto cittadino della capitale.

Qui furono rinvenute le celeberrime statuette antropomorfe che hanno fatto il giro del mondo e alcune delle quali sono in mostra nel Museo
Archeologico Nazionale di Amman. Le statue in calce vennero rinvenute nel corso degli anni Ottanta al fondo di fosse del VII millennio. Il territorio del sito di Ain Ghazal è stato acquisito dal Dipartimento di Antichità che intende svilupparlo come parco archeologico, con percorsi guidati e un piccolo museo.

Ain Ghazal è considerato uno dei più grandi insediamenti del Neolitico in tutto il Medio Oriente. Abitato fin dal 7500 a.C. quando non era altro che un piccolo villaggio, il sito è stato ininterrottamente popolato per oltre duemila anni.

Dal punto di vista dell’evoluzione storica, ad Ain Ghazal sono stati individuati quattro periodi distinti. I primi tre sono riconducibili all’Età della Pietra preceramica, l’ultimo all’introduzione della cultura della ceramica (detta anche Yarmukiana).

Nel primo periodo il villaggio si componeva di case in pietra di dimensioni ridotte (massimo 50 mq) e abitate da famiglie mononucleari che vivevano della coltivazione di cereali e legumi, dell’allevamento di caprini e di caccia. Osservavano un tipo di religione in cui si fondevano magia e culto degli antenati e per la quale realizzavano piccole figurine di argilla (di 5, 6 cm) utilizzate come talismani. A questo periodo risalgono anche le celebri statuette antropomorfe rinvenute in due fosse e considerate una scoperta unica nel suo genere, soprattutto per quanto riguarda le figure bicefale che rappresentavano probabilmente coppie di individui, o gemelli o ancora l’unione simbolica di due generazioni distanti geograficamente.
Durante il secondo periodo il villaggio si ingrandì a discapito delle foreste. Crebbe anche la popolazione con l’arrivo di genti provenienti da altre regioni. Si cacciava meno e si conduceva una vita più stanziale, cominciarono le rivalità dovute al possesso del terreno agricolo e cambiò di conseguenza anche il tracciato architettonico del villaggio stesso. Sorsero edifici con absidi o comunque zone circolari, forse luoghi di culto o templi familiari.

Dopo il 6200 a.C., nella terza fase del Neolitico, la popolazione tornò a diminuire. Gli ovini presero il posto dei caprini nell’allevamento del bestiame. Le strutture abitative tornarono a essere distanziate e ad accogliere una sola famiglia. La pastorizia diventò l’attività predominante e ormai veniva praticata anche in aree distanti da quelle del villaggio, verso la steppa e il deserto.

L’ultimo periodo preso in esame, quello successivo al Neolitico e conseguente all’introduzione della ceramica, vide una conferma dell’individualismo sociale, con case distanziate e monofamiliari. Poco si sa delle tradizioni religiose e della cura dei defunti. Ritrovamenti di oggetti in ceramica sono stati fatti solo all’interno di edifici pubblici, mancano totalmente reperti del genere nelle abitazioni private.

testi di: Carla Diamanti