Petra - Ad-Dair, il Monastero

Al termine di una estenuante salita fatta di strada sterrata e di scalini sconnessi, si raggiunge la sommità di una montagna dove si trova il monumento più grande di Petra. Gli oltre ottocento gradini meritano però la fatica, perché il Monastero è davvero impressionante. Quarantacinque metri di larghezza per cinquanta di altezza per una struttura che fungeva da tempio (ma anche da tomba) dove si raccoglievano fedeli e sacerdoti al termine di una lunga processione lungo la Via Santa. Il nome attuale, gli venne attribuito nel corso del IV secolo d.C., quando le grotte vicine cominciarono a essere utilizzate dai cristiani bizantini che lasciarono sulle pareti tratti scolpiti a forma di croce.

Sulla facciata monumentale si apre un portale di otto metri. Attorno, le incisioni di alcune croci risalenti all’epoca bizantina. La grande urna che sovrasta la facciata, visibile anche da lontano, fino a poco tempo fa era raggiungibile mediante una scalinata sulla sinistra della facciata. Gli scalini scavati nella roccia e poco sicuri rendevano l’arrampicata piuttosto difficoltosa. A seguito di vari incidenti occorsi ai turisti avventurosi che cercavano di raggiungere l’urna, da qualche tempo l’accesso alla parte alta della facciata è stato proibito dalla Polizia Turistica. Se in futuro le cose dovessero tornare a essere come prima, non si deve mai dimenticare una buona dose di cautela.

La salita per raggiungere ad-Dair inizia al fondo della vallata, dopo la Via Colonnata e il ristorante Basin. Il percorso si snoda attraverso vari canaloni scenografici che da soli meritano la passeggiata. Si può salire a piedi o a dorso di mulo, tenendo conto che le bestie procedono sul ciglio delle scarpate e spesso sembrano scivolare sui gradini più lisci. Il percorso, a un’andatura media, dura 45 minuti in andata e altrettanti in ritorno (la discesa è meno faticosa, ma non più rapida). Non è particolarmente difficoltoso e gli oltre ottocento scalini non sono regolari ma sono intervallati da tratti pianeggianti. Tuttavia, pur senza grossi problemi, la passeggiata può essere faticosa per chi avesse problemi di deambulazione o di respirazione. In estate è consigliabile affrontarla in mattinata, evitando le ore più calde e comunque non salendo mai subito dopo il pasto.

Il mulo, unica alternativa alla camminata a piedi, viene condotto dai ragazzi beduini che simpaticamente, seguono i turisti finché questi cedono alla fatica e accettano di affittare il «taxi di Petra». Lungo il percorso ci sono un paio di punti di ristoro con relativa bancarella e possibilità di acquistare bevande e cianfrusaglie. Alla fine della salita, in posizione panoramica in una grotta di fronte al Monastero, una tenda beduina con funzione di bar accoglie i turisti assetati.

Poco dopo l’inizio della passeggiata per ad-Dair, superato il «parcheggio dei taxi di Petra», sulla sinistra si trova l’indicazione per il Triclinio dei Leoni, dal curioso ingresso a forma di goccia dovuto agli agenti atmosferici e all’erosione. Situata al fondo di un piccolo canale laterale rispetto alla salita per il Monastero, la tomba presenta un frontone decorato con motivi geometrici e con due teste di meduse, mentre sulla facciata spiccano le statue di due leoni (che per i Nabatei erano simbolo di divinità).

Oltre metà strada si legge un cartello che segnala la deviazione a destra per Qattar ad-Dair, una delle tante cisterne naturali utilizzate dai Nabatei come santuario. Per proseguire verso il Monastero bisogna invece procedere verso sinistra. Poco dopo, quasi alla fine della salita, quando si raggiunge un pezzo pianeggiante che costeggia una profondissima gola a strapiombo, alzando gli occhi sulla parete rocciosa di destra, proprio dove spuntano dei cespugli, si riescono a individuare tre croci risalenti probabilmente all’epoca crociata. L’impresa è ardua, soprattutto se non c’è una guida o qualcuno che sappia esattamente come e dove avvistarle.

Una volta giunti al Monastero, dopo la pausa dovuta, si può proseguire ancora per un altro quarto d’ora circa di strada per andare a vedere il panorama sulla Wadi Araba. La strada inizia sulla destra della grotta con ristoro, dietro l’albero. Basta seguire il tracciato e continuare sempre dritto. Dopo pochi minuti di strada, sulla sinistra si vede il cartello che segnala la svolta per Wadi Araba. Seguendolo e deviando a sinistra si raggiunge un punto panoramico che però non è il più bello. Se si vuole arrivare nel punto più interessante, quello che vale davvero la pena raggiungere per ammirare un panorama mozzafiato, si deve proseguire dritto, ignorando il cartello che invita a girare a sinistra. Proseguendo per un’altra decina di minuti, sempre dritto, si arriva fino alla punta dello sperone roccioso che si raggiunge salendo pochi scalini scavati nella roccia e che si protende nel vuoto, dominando tutte le montagne di Shara e la valle di Araba.

Guardando in direzione della vallata, sulla sinistra si vedrà la Tomba di Aronne, una costruzione bianca che spicca sulla cima della montagna omonima, Jabal Harun.
testi di: Carla Diamanti