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I papiri di Petra

Nel 1994 iniziò il lavoro di recupero dei Papiri carbonizzati di Petra trovati nel sito della chiesa bizantina e scritti in greco. Si tratta di 152 rotoli di documenti scritti in fogli molto sottili al punto da rendere quasi impossibile svolgerli. I testi rappresentano il più grande ritrovamento antico di materiale scritto in Giordania. La scrittura, in corsivo e quindi difficile da decifrare, rivela una stesura a più mani.

L’argomento trattato riguarda per lo più la trasmissione di beni. Le date riportate dai papiri spaziano dal 537 al 559 d.C., cosa che testimonia la sopravvivenza della cultura nabatea nel VI secolo, provata anche dal fatto che, nonostante la lingua corrente fosse il greco, molti dei nomi riportati nei papiri sono appellativi tipicamente nabatei. Le date venivano scritte utilizzando quattro sistemi: l’anno del Regno dell’imperatore Giustiniano; l’anno consolare; l’anno di indizione (cioè l’anno corrente di esazione di tasse); l’epoca della Provincia di Arabia.

Nei testi si cita Petra come metropoli della Provincia Palaestina Tertia Salutaris, cui era stato conferito il titolo onorifico di Adriana. Nei testi decifrati sono stati individuati circa 60 nominativi di personalità ecclesiastiche e civili con titoli onorifici tipicamente bizantini, ma anche di individui in condizione di schiavitù. Vi si citano inoltre nomi di località nei dintorni di Petra e monumenti della città.

La valenza storica dei documenti è di grande rilievo, non solo come prova della persistenza della cultura nabatea in epoca bizantina (anche se solo in forma onomastica), ma anche perché si era ritenuto che la distruzione del complesso ecclesiastico di Petra e dell’archivio fosse stata causata dal terremoto del 551 d.C. Ma la menzione del 30 gennaio 559 riportata nei papiri sconvolge completamente le ipotesi precedenti.
testi di: Carla Diamanti