Deserti - Disi

Considerata più che altro un’oasi nel deserto, Disi è un luogo altrettanto interessante, anche se meno conosciuto e forse meno emozionante di Wadi Rum. Potendo, è consigliabile visitare entrambi, ma dovendo scegliere, Disi passa in secondo piano rispetto al più celebre vicino. Tuttavia, la zona di Disi è altrettanto ricca di testimonianze storiche: a tutt’oggi si contano circa ottomila incisioni rupestri che costituiscono appena un terzo di quanto ancora resta da scoprire. Nella località è stata scoperta, grazie al lavoro di ricerca dell’archeologo italiano Edoardo Borzatti, la più antica mappa del mondo, in una zona conosciuta come Jabal Amud. Si tratta in realtà di una sorta di pietra topografica, come è stata definita, risalente a un periodo che va dai 3000 ai 3500 anni prima di Cristo. La pietra riporta una serie di canalini e di piccole coppelle, la cui interpretazione è stata oggetto di studio per molto tempo. Gli archeologi sono arrivati a dedurre che le linee indicavano i tracciati dei wadi, mentre le piccole conche circolari riproducevano le capanne dei villaggi. Tuttavia questo dato risultava poco convincente, in quanto la carta riproduce un numero di insediamenti (150) non corrispondente a quello effettivo. Ciò provocava una serie di dubbi e di domande circa l’utilità della mappa e il motivo per cui se era tanto precisa dal punto di vista geografico non lo era altrettanto da quello degli insediamenti rappresentati. Tra le ipotesi esaminate, quella più accreditata era che la mappa rappresentasse in realtà una specie di promemoria per controllare la riscossione dei tributi da parte delle popolazioni stanziali ai nomadi per sfuggire alle razzie e godere di sicurezza e protezione. Nelle coppelle venivano probabilmente poste pietre o segni per indicare se la riscossione fosse avvenuta o meno.

Il circuito di Disi

La regione conosciuta come Disi (o Diseh) è contigua a Wadi Rum, con cui forma il vasto tratto del deserto meridionale, ma risulta ancora esterna alla riserva naturale di Wadi Rum, definita Area Protetta. Dal Visitors Centre parte la strada che raggiunge quella che una volta era un’oasi, per la presenza di vaste falde acquifere sotterranee. Per la minore frequentazione e per gli scenari forse meno entusiasmanti di quelli di Wadi Rum, il deserto di Disi è stato per lo più utilizzato per la realizzazione di campi tendati fissi, dove si può dormire e mangiare. Alcuni si trovano ai margini del deserto, altri sono più interni, fino al Mushroom, una scultura naturale di roccia a forma di fungo. Le varie escursioni per la visita di Disi vengono proposte presso il Visitors Centre  e sono meno costose di quelle di Wadi Rum. Alcune toccano punti di confine tra le due aree, compresi anche nei circuiti di Rum (i due ponti di roccia, per esempio: Umm Fruth e al Burdah). Proprio perché non incluse nel territorio protetto, per la visita di alcune aree marginali del deserto di Disi sembra che vigano norme meno rigide rispetto a Wadi Rum, soprattutto in merito alle regole da seguire per le guide e per le agenzie, che non necessitano di un’autorizzazione specifica, come accade per le visite della Riserva Naturale. Per esplorare alcune zone di Disi, quindi, potrebbe esser ancora possibile trattare direttamente costo e tragitto per le escursioni in giornata, presso la casupola in cui si radunano capi beduini con i loro furgoni, oppure contrattando con le guide e le agenzie locali che propongono Disi invece di Rum. I circuiti «indipendenti» concordati per Disi variano in base alla durata che deve essere concordata prima; da non perdere la sosta al ponte di roccia di Kharazeh. 

testi di: Carla Diamanti