Il nord - Ajloun


Qala’at al Rabad: il castello di Saladino
Nel 1184, anno 580 dell’Egira, Izz ad-Din Usama ibn Munquidh, nipote di Yusuf Ibn Ayyub, detto Salah al-Din (che significa: integrità della religione), che noi conosciamo come Saladino fece costruire una piccola fortezza sul sito dell’attuale castello.

Dall’alto di Jabal Beni ‘Auf, il forte dominava un’ampia porzione della Valle del Giordano, controllando in questo modo i tre passaggi principali che la collegavano con il resto del Paese, Wadi Kufranjah, Wadi Rajeb e Wadi al-Yabis (al-Rayan), proteggendo in questo modo le vie di comunicazione e di commercio fra la Giordania e la Siria. Ma i motivi non erano solo commerciali. Il castello infatti mirava anche a contenere l’avanzata dei Crociati in Transgiordania e a rappresentare una risposta alla loro costruzione del castello di Belvoir sul Lago di Tiberiade. Altro fattore da non sottovalutare era la volontà di Saladino di controllare e di sfruttare le miniere di ferro attorno ad Ajloun.

La struttura originale del castello aveva quattro torri. Attorno alle spesse mura c’era un fossato di 16 metri di larghezza e 12-15 metri di profondità. Dopo la morte di Usama, nel 1214-15, il castello venne ampliato da Aibak ibn Abdallah, che aggiunse una nuova torre nell’angolo sud-orientale e costruì la porta d’ingresso decorata con bassorilievi raffiguranti piccioni. Nella seconda metà dello stesso secolo i Mongoli ne distrussero una parte, ma quando vennero sconfitti dai Mamelucchi ad ‘Ain Jalut, il sultano Baybars ricostruì il castello e ripulì il fossato. Negli anni che seguirono, la fortezza divenne una sorta di magazzino di derrate alimentari, fino a quando passò sotto il governo di Izz al-Din Aibak che la restaurò, come si legge in un’iscrizione rinvenuta nella torre sud-occidentale.

Durante l’epoca ottomana nel castello stanziava un contingente di cinquanta soldati, mentre durante il primo quarto del XVII secolo il principe Fakhr al-Din al-Ma’ni II lo usò per combattere Ahmad ibn Tarbay, trasformandolo in vero e proprio forte militare con armi e munizioni. Nel 1812 lo svizzero John Burkhardt, conosciuto per aver rivelato al mondo l’esistenza di Petra, giunse fino al castello di Ajloun, che trovò abitato da una famiglia di una quarantina di persone. Nel 1837 e nel 1927 la fortezza subì i danni dovuti a due pesanti terremoti.

In epoca recente il castello è stato restaurato, le sue mura consolidate e il ponte ricostruito grazie a un intervento di recupero finanziato dal Ministero del Turismo.

testi di: Carla Diamanti