Mar Rosso - Aqaba

Distesa sull’acqua e protetta dalle alture rossastre del deserto, Aqaba offre un mare dalla trasparenza eccezionale, propone una varietà di siti di immersione con una straordinaria abbondanza di pesci e coralli, vanta un clima mite d’inverno e caldo, ma mitigato da una costante brezza, in estate. E mantiene un carattere locale, autentico e tradizionale che serve sempre a ricordare che alle sue spalle ci sono il deserto e un Paese dal grande passato culturale. Negli ultimi anni la città si è arricchita di giardini e viali, come il lungomare che, nel tratto dopo la Corniche su cui si affacciano i grandi alberghi, si fa intimo, si avvicina all’acqua e invita a passeggiare e ammirare le famiglie che si ritrovano di sera sulla spiaggia per fumare il narghilè, con le donne coperte e sedute, con gli uomini che fanno capannello e i bambini che corrono sulla sabbia. «Non siamo uomini di mare», dicono i giordani, e ciò li rende capaci di garantire un sapore locale unico. Lo si vede dalle barche dal fondo di vetro, semplici e pittoresche, dai piatti di pesce, poco vario ma sempre fresco, dalla scarsa presenza di donne, che escono solo per la brezza della sera, dalle spiagge ancora intatte, dalla singolare commistione tra mare e deserto, cui tutti sono legati. È questo che fa di Aqaba la differenza. Oltre alla straordinaria posizione. Oggi come negli scorsi millenni. Gli appassionati di immersioni ne sono entusiasti, chi usa solo maschere e pinne scopre comunque sotto il pelo dell’acqua un mondo multicolore. Talmente bello e prezioso da essere stato protetto come Parco Marino, che corre lungo gran parte della sua costa. 

Archeologia in riva al mare

Aqaba conserva ancora qualche vestigia del suo ricco passato di città portuale e di punto nevralgico per le comunicazioni tra mare e terraferma nel corso di lunghi secoli. Sul lungomare della città, nei pressi dell’hotel Movenpick si trovano le rovine dell’antica città di Aila, nel corso dei secoli chiamata anche Ailana, che rappresentano il sito originario del moderno insediamento. L’antica città venne fondata dagli Arabi Nabatei nel I secolo a.C. e, per la sua posizione, si affermò subito come fiorente porto sul Mar Rosso, dal quale transitavano merci come incenso, mirra e spezie che giungevano in nave dal lontano Oriente e proseguivano con le carovane in direzione dell’impero romano. Sul sito sono ancora visibili le mura di cinta e la porta d’ingresso di nord-ovest (Bab al Misr), alta quattro metri e mezzo. All’interno della cinta muraria sono identificabili edifici residenziali e una costruzione centrale, mentre in direzione del moderno lungomare, si individua un recinto la cui funzione resta ancora sconosciuta. Il sito archeologico, anche se modesto, è stato rivalutato negli ultimi anni da lavori di restauro che hanno saputo valorizzarlo. L’ingresso avviene dal lungomare ed è gratuito. Quasi sul lato opposto della strada che costeggia il mare (Corniche street) si trovano le rovine di quella che viene considerata dai ricercatori la chiesa più antica del mondo. Venne costruita attorno al 300 d.C. e distrutta probabilmente a seguito di un terremoto nel 363; è stato possibile stabilire le date grazie al ritrovamento di oggetti in ceramica e vasellame proveniente dal Nord Africa, oltre che di numerose monete, le più antiche delle quali risalgono all’imperatore romano Costanzo II (337-361). L’edificio misura circa 26x16 metri ed è costruito in mattoni di fango posti su fondamenta in pietra. La sua importanza risiede anche nel fatto che questo luogo di culto rappresenta probabilmente il punto di transizione tra i  luoghi di preghiera nelle case e le basiliche vere e proprie del IV secolo. Venne costruita in un periodo di tolleranza da parte dell’impero romano verso la religione cristiana, durante il quale i fedeli poterono abbandonare - seppur temporaneamente - l’abitudine di pregare in clandestinità. La chiesa non è aperta ai visitatori ma probabilmente, in futuro, farà parte di un parco archeologico che comprenderà anche una parte delle mura bizantine (del 400 d.C. circa), che esclusero il luogo di culto dall’area protetta di Aila. Poco più a sud, ai margini del centro abitato e sempre in prossimità del mare, si trova il sentiero d’accesso al Forte mamelucco nei cui pressi sventola l’enorme bandiera (20x40 m) della Grande Rivolta Araba, issata su un pennone di 137 m. Il Forte è ben conservato e mantiene ancora intatta la sua struttura esterna, sul cui ingresso principale, nel muro settentrionale, fiancheggiato da tue torri semicircolari, compare lo stemma degli Hashemiti. Vi venne apposto poco dopo la vittoria nella Grande Rivolta Araba guidata dal principe Feisal Bin al-Hussein, a seguito della quale le forze ottomane si ritirarono da Aqaba, nel 1917. Per accedere al cortile interno si attraversa un atrio su cui si notano iscrizioni mamelucche. Queste documentano che la costruzione risale al periodo di uno degli ultimi sultani mamelucchi, Qansuh al-Ghuri (1510-1517) ed è attribuita all’architetto Khayer Bey Al Ala’i. Un’altra iscrizione, su due tondi dell’iwan orientale, testimonia che l’edificio venne restaurato nel 1587, all’epoca del sultano ottomano Murad Ibn Selik Khan. Abitato durante tutto il periodo ottomano e continuamente ritoccato, il forte venne danneggiato durante la Prima Guerra Mondiale. Il cortile centrale è circondato da varie stanze; gli angoli della struttura sono sottolineati da torri esagonali e circolari. Nei secoli, oltre che come fortezza militare, il castello venne utilizzato come caravanserraglio e locanda per i pellegrini diretti verso i luoghi santi dell’Islam. Adiacente al forte, nella storica residenza dello sceriffo Hussein Bin ‘Ali si trova il Museo Archeologico di Aqaba, inaugurato nel 1990. Ospita reperti archeologici dell’antica Aila e del periodo islamico. (Forte Mamelucco, tel. +9623 2019063. Aperto dalle 8 alle 17, chiuso martedì. Ingresso: 500 fils).

Le spiagge 

Meta frequentatissima dai Giordani in estate e dai nord europei anche in inverno, Aqaba e le sue spiagge offrono numerose possibilità di balneazione, ma legate soprattutto alle spiagge degli alberghi o ai club privati. Lungo il litorale cittadino solo alcuni alberghi (Movenpick, Intercontinental e Aquamarina I) hanno una spiaggia privata per il piacere dei loro ospiti, ma consentono – a pagamento – l’ingresso alla spiaggia (con utilizzo di lettini e asciugamano) anche agli esterni. Alcuni degli altri alberghi a più stelle (Aqaba Gulf, Golden Tulip) hanno convenzioni con quelli dotati di spiaggia privata cui possono accedere liberamente (e gratuitamente) anche i loro ospiti. Qualcuno ha accordi anche con i centri di immersione privata a sud di Aqaba, il Diving Center ex Club Murjan (di proprietà dell’hotel Alcazar) e il Royal Diving Club presso il Coral Bay, aperti anche agli esterni con pagamento di ingresso e servizio spiaggia, piscine, ristorante, noleggio di attrezzatura per immersioni. Entrambi offrono anche il servizio di navetta da e per Aqaba (si trovano una decina di chilometri a sud della città). Anche se alcuni tratti del lungomare pedonale si aprono sulla spiaggia, non è usuale vedere bagnanti in questo tratto di spiaggia libera, dove è opportuno che le donne non si espongano in costume, proprio perché nessun altro lo fa. Vietato ovunque (anche in barca) prendere il sole in topless.

 
testi di: Carla Diamanti