Amman - Museo Archeologico

Pur essendo la Cittadella nel suo complesso importante dal punto di vista archeologico e storico, di sicuro il motivo principale della visita è il Museo Archeologico Nazionale. (Cittadella di Amman, tel. 4638795. Aperto dalle 9 alle 16 tutti i giorni tranne martedì; in estate chiude alle 18, il venerdì e le festività pubbliche alle 16. Ingresso: 2 JOD). Piccolo ma ricco di testimonianze archeologiche che risalgono all’epoca preistorica, il museo ospita numerosi pezzi di grande importanza, come le famosissime e impressionanti statuette di Ain Ghazal, risalenti a circa 9000 anni orsono. Le poche stanze – da tempo si parla di trasferire il museo in una struttura più ampia, ma non è ancora stata scelta la sede adatta – sono stracolme di oggetti tra cui risulta più facile orientarsi se si seguono le informazioni storiche e cronologiche riportate sui pannelli delle pareti e preparate a cura dei membri dell’associazione Friends of Archaeology. Tra tutti gli oggetti esposti, alcuni meritano una menzione particolare. In una stanza si trovano frammenti della collezione dei Rotoli del Mar Morto, rinvenuti nel 1947 a Qumran, sulla sponda occidentale del lago salato da un beduino che li vendette a un commerciante. Alcuni dei Rotoli finirono presso il Dipartimento di Antichità di Giordania, altri vennero regalati al re Abdullah. Nel 1967, dopo l’occupazione di Gerusalemme (dove era custodito l’80% dei Rotoli), gli Israeliani li presero per trasferirli a Tel Aviv. In seguito vennero poi riportati a Gerusalemme. Ad Amman resta solo il 15% del ritrovamento. Una copia della stele di Mesha (conosciuta anche come Pietra Moabita), rinvenuta nei pressi di Dibhan e risalente all’850 a.C., dedicata al dio Kamosh, nella quale si celebrano le vittorie del re moabita Mesha e da cui sono state desunte preziose informazioni sulla vita dell’epoca. Quattro sarcofagi risalenti all’Età del Ferro, preziosi per lo studio e la comprensione dei sistemi usati per la sepoltura dei morti, sono esposti nelle sale a sinistra dell’ingresso. La stele di Balwa (XIII-XII secolo a.C.), rinvenuta nella zona del Wadi Mujib nei pressi di Karak, è in basalto nero e di forma triangolare. In essa, sotto un’iscrizione di 5 righe in una lingua sconosciuta, sono scolpite a bassorilievo tre figure umane con ornamenti e abbigliamento in stile egizio. A sinistra, un sovrano (probabilmente il principe dei Shasou) riceve lo scettro da un dio egizio, sotto lo sguardo della regina. La stele è un importante documento degli scambi interculturali nell’area mediorientale. Le statuette antropomorfe di Ain Ghazal, rinvenute in due fosse nei pressi del sito omonimo (non distante dalla capitale), risalgono a un periodo che va dal 7100 al 6570 a.C. Realizzate con un materiale resistente all’acqua e misto con carbonato di calcio e argilla, sono di due tipi: figure intere (di dimensioni ridotte) senza arti e con la testa posta sul torso liscio e maschere modellate probabilmente su crani di defunti (nell’area sono stati trovati scheletri umani privi di testa). Le statue hanno decorazioni in bitume che evidenziano gli occhi. Sono figure simboliche del culto degli antenati o divine e propiziatorie. Nella fossa sono state rinvenute anche statue bicefale, uniche nel loro genere. Interessante la collezione di utensili risalenti all’Età del Ferro e del Bronzo, così come esempi della lavorazione di oggetti in ceramica provenienti dagli scavi della Valle del Giordano.

testi di: Carla Diamanti