La Strada dei Re - Humeima

In posizione scenografica, dove le montagne di Shara segnano il confine tra l’altipiano e il deserto, si trova il sito di Humeima, in passato l’unica città nabatea di contatto tra Petra (50 km a nord) e l’antica Hegra, distante 250 km, verso sud. Il sito archeologico si trova 80 chilometri a nord di Aqaba, 60 a sud di Ma’an e in direzione dell’Autostrada del Deserto, da cui dista 12 km in direzione sud-ovest, non strettamente legato all’itinerario lungo la Strada dei Re.

Si raggiunge dall’Autostrada del Deserto, proseguendo in direzione sud-ovest per 12 km su una strada secondaria, girando poi di fronte al villaggio all’incrocio con la strada per Ras al-Naqab. È preferibile un fuoristrada per superare il wadi che si trova due chilometri a nord del sito. Raggiungere Humeima non è comunque facile, anche perché le indicazioni stradali sono praticamente inesistenti. Secondo alcune ricerche sembra che la città venne fondata dal re nabateo Aretas III (87-52 a.C.) che, in base al volere di un oracolo, costruì un insediamento nel sito di Avara. Dalla Tavola di Peutinger che riporta un elenco di siti arabi, la localizzazione di Avara corrisponde a quella di Humeima. Situata sulla strada principale tra l’antica Petra e Aila (l’attuale Aqaba, sbocco sul Mar Rosso), la città si arricchì dal passaggio obbligato delle carovane e dal transito delle guarnigioni militari e regali che si muovevano all’interno del regno nabateo. Ma lo sviluppo della città era anche legato alla buona posizione geografica, in una regione che consentiva l’agricoltura e che era molto più ospitale del vicino deserto. La prosperità giunse subito dopo la fondazione, ma non è certo se gli avvenimenti politici del tempo (la sottomissione di Aretas III al governatore della Siria emissario di Pompeo) abbiano avuto qualche ruolo al proposito. Ciò che sembra essere certo è che con il completamento della Via Nova Traiana (la Strada dei Re) tra il 111 e il 114 d.C., Avara divenne un’importante stazione sull’arteria nord-sud che collegava Bosra con Aila. La città romano-bizantina è citata nella lista tolemaica degli insediamenti in Arabia Petrea, oltre che nella Tavola di Peutinger e in Notitia Dignitatum. Nell’Editto di Beersheba, che registrava gli introiti delle tasse annuali pagate ai signori di Palestina, inoltre, si fa menzione di Avara come la seconda città con il più alto contributo, preceduta solo da Adru-Udruh, nei pressi di Petra. Tutte queste testimonianze provano che la città fu un importante e prospero centro militare almeno fino all’epoca bizantina, anche se il suo ruolo preciso resta ancora da determinare. Le ultime citazioni di Avara risalgono al periodo islamico, quando venne acquistata da un lontano parente del Profeta (nel 687 d.C.) che la fortificò e la fece diventare uno dei punti strategici sulla via del pellegrinaggio, da cui gli Abbasidi presumibilmente iniziarono la loro lotta per sovvertire il potere omayyade. Il centro dell’insediamento, a un’altitudine di 950 metri sul livello del mare, copre una superficie piuttosto vasta. Un campo militare romano segna l’angolo settentrionale del sito, sul quale è presente anche un vasto serbatoio. Il sentiero passa attraverso il campo e una cisterna di origine nabatea da cui parte un acquedotto che prosegue per 26 km in direzione nord dove viene alimentato dalle sorgenti di ‘Ain Ghana, ‘Ain Shara e ‘Ain Jamam. Nella zona residenziale sono state individuate circa 15 abitazioni nabatee sistemate a semicerchio attorno a due ampie cisterne nabatee con tetto a volta. Una delle due è stata pulita e riutilizzata. Poco più avanti, circa cinquanta metri in direzione sud-ovest, si trovano i resti di una chiesa bizantina a tre absidi, mentre sulle colline circostanti sono visibili altre cisterne scavate nella roccia, un Luogo Alto e una necropoli. In un letto di fiume del Jebel Qalkha è stata rinvenuta una diga di buona fattura. Ai margini dell’insediamento sono state individuate tracce di quello che potrebbe essere un forte omayyade, con una cisterna.

testi di: Carla Diamanti