La Strada dei Re - Karak

Karak era l’antica capitale del regno moabita, durante la seconda fase dell’Età del Ferro. La città fortificata di Karak, dove viveva una comunità di cristiani ancor prima dell’arrivo dei Crociati, è menzionata nella Bibbia e raffigurata nella Mappa di Palestina, il celebre mosaico di Madaba. È conosciuta per il suo imponente castello crociato, costruito su un antico insediamento moabita di cui sono state rinvenute tracce nelle fondamenta della fortezza stessa. La cittadina è anche un vivace centro commerciale le cui strade pullulano di negozi stracolmi di merci di ogni tipo, oltre che di frutta e verdura. Nel corso dei secoli la città ha cambiato molti nomi tra i quali Qir Heres, Hareseth, Qir Moab.

Il castello di Karak

La storia del castello comincia nel 1142, quando Payen Le Boutellier, signore di Montreal, spostò il proprio quartier generale dalla fortezza di Shobak (conosciuta come Montreal, più a sud) a Karak. Iniziò così la costruzione, portata a termine dai suoi successori che aggiunsero torri e fossato. La posizione della fortezza e la sua imponenza la resero una delle piazzeforti inespugnabili dei Crociati e uno dei punti principali di difesa della strada del pellegrinaggio verso la Mecca, importantissima dal punto di vista commerciale. Il castello, in posizione strategica anche perché in prossimità di Gerusalemme e del Mar Morto, si trova su uno sperone di roccia che su tre lati ne costituisce i fianchi. Nel 1161 la fortezza passò alla famiglia De Milly, cui apparteneva Etienette, moglie del più celebre abitante del castello, Rinaldo di Chatillon il quale, giunto in Terra Santa in cerca di fortuna, ottenne la proprietà grazie al matrimonio. Conosciuto per il suo coraggio, ma anche per la crudeltà, ordinava l’esecuzione dei prigionieri facendoli gettare dall’alto delle mura del castello con la testa chiusa all’interno di scatole di legno perché non si rendessero conto del momento in cui si sarebbero infranti sulle rocce sottostanti. Rinaldo di Chatillon divenne celebre anche per aver battuto Saladino a Montgisart nel 1177 e per aver terrorizzato le spedizioni navali arabe sul Mar Rosso grazie all’impiego di navi costruite a Karak e trasportate ad Aqaba. Ma gli eventi presero un nuovo corso e Chatillon venne decapitato proprio per mano di Saladino, in seguito alla battaglia di Hattin, avvenuta nel 1187. L’esercito di Saladino assediò il castello per otto mesi. Gli occupanti vendettero donne e bambini contro cibo, ma alla fine furono costretti a capitolare nel 1188, non senza aver stupito lo stesso Saladino per la tenacia e per il coraggio dimostrato, tanto da spingerlo a concedere la libertà ai soldati assediati. Il castello venne assegnato al fratello di Saladino che ne aumentò le strutture difensive. Nel corso del XIII e XIV secolo furono apportate una serie di modifiche sostanziali che ne alterarono l’aspetto, rendendolo nel complesso più gradevole rispetto alla costruzione originale crociata. Durante il XIII secolo il sultano mamelucco Baybars ottenne il castello dagli Ayyubidi e progettò di rafforzare la fortificazione della città e di ampliarne il fossato. Come documentato da un’iscrizione, ricostruì anche il torrione sud. Il suo simbolo (un leone) è chiaramente visibile sulla torre circolare del muro orientale. Nel 1293 il castello subì notevoli danneggiamenti a seguito di un violento terremoto. L’architettura crociata era massiccia e grezza, come appare chiaramente dalle mura settentrionali (inconfutabilmente attribuite all’opera dei Crociati, così come la chiesa). Il lavoro più fine, del periodo mamelucco, invece risulta apprezzabile all’interno della fortezza, in particolare nelle stanze del livello sotterraneo, usate probabilmente come residenza. Del complesso della costruzione mamelucca fa parte anche una madrasa con annessa una moschea. Dalla differenza di stili architettonici si evince la fondamentale differenza negli scopi della costruzione. I Crociati avevano la necessità di creare una roccaforte difensiva, come risulta da ciò che resta della loro opera originale sul lato orientale e sulle mura occidentali. L’attuale porta di accesso risale al periodo ottomano. Visto dall’alto il castello ha una forma di «A» ed è stato realizzato nel corso dei secoli su sette diversi livelli. Per la sua costruzione sono stati impiegati materiali disparati, utilizzando a volte anche parti di opere preesistenti, come la pietra del muro nord-est, dopo la galleria, su cui è scolpito un busto acefalo di origine nabatea, o come le sezioni di colonne incastrate tra le pietre delle pareti.

I palazzi e il Museo  

Oltrepassata la porta di accesso si può scendere a destra verso il livello inferiore, dove in una sala è stato aperto il Museo, oppure lasciarlo per la fine della visita e iniziare salendo verso le parti superiori e girando a sinistra alla fine della salita subito dopo la biglietteria. Da qui si accede alla grande sala a volta (a nord-est) alla fine della quale si raggiungono il quartier generale delle truppe (le stanze sulla sinistra del corridoio) e le cucine (a destra). La pietra con il busto acefalo si trova proprio all’uscita del passaggio coperto, sulla sinistra. Come si può vedere, le cucine erano attrezzate con una macina da olio, un grande forno di mattoni (nella stanza superiore collegata da una scala interna alla sala con la macina) e un camino. Continuando lungo il muro orientale si oltrepassano i resti della chiesa e si raggiunge, di fronte, l’elegante torre mamelucca. Da qui si gode di una vista spettacolare sul serbatoio, usato come fossato durante gli attacchi. Sul lato ovest c’è il palazzo mamelucco, tra la chiesa e il torrione. Il palazzo, ricostruito nel XIV secolo, ha una sala di ricevimento formata da un cortile attorno al quale, sul lato est e ovest, si aprono nicchie dal soffitto con volta a botte. La stanza sul lato est era una moschea nella cui parete meridionale si trova ancora il mihrab. A sud dell’abside della chiesa ci sono degli scalini (che si possono scendere, facendo attenzione a non scivolare) che portano al bagno mamelucco, mentre sulla sinistra si aprono altre gallerie costruite dai Crociati.Uscendo dalla galleria ci si ritrova nei pressi della biglietteria. Per il Museo bisogna girare a sinistra, al fondo della strada in discesa. Il Museo, all’interno di una grande sala nel piano inferiore del castello, ospita tra le altre cose il bassorilievo di un leone, risalente all’Età del Ferro, una copia della Stele di Mesha e vari oggetti di ceramica. Nel piazzale esterno all’ingresso del Museo, di fronte alla scalinata che riporta verso il portale del castello, si trova l’accesso a un’altra sala di grandi dimensioni, molto ben restaurata. La sala tuttavia è chiusa e per vederla bisogna chiedere al custode del Museo.


testi di: Carla Diamanti