La Strada dei Re - Mukawer

A sud della capitale, il sito è facilmente raggiungibile da Madaba (un’ora e mezza di strada da Amman). Si prosegue sulla Strada dei Re in direzione di Dhiban, poi si gira a destra per Libb e si continua fino alla salita che conduce in cima all’altura dove si trova il parcheggio. Da qui si sale a piedi per circa 15 minuti fino alle rovine del palazzo. In realtà il nome di Mukawer è usato impropriamente per indicare la fortezza, perché in realtà esso si riferisce alle rovine romano-bizantine del villaggio di fronte alla fortezza stessa, la quale però ha dato celebrità al luogo, chiamato Macheronte. Il sito godeva di grande importanza strategica perché era in posizione dominante e di controllo sulle vie di comunicazione che attraversavano la pianura di Moab (l’attuale Ghor), che proseguivano per il Monte Nebo e Madaba.

Il palazzo, una delle roccaforti difensive dello Stato di Israele sul confine con il regno dei Nabatei, venne costruito da Erode e incendiato dopo la sua morte, nell’anno IV a.C. La città venne in seguito ricostruita da Erode Antipa, tetrarca di Galilea e Perea, che la chiamò Livia, in onore della moglie di Augusto. Quando poi in base al testamento di Augusto (IV d.C.), sua moglie venne inserita nella gens Julia e prese il nome di Julia, Erode Antipa ribattezzò nuovamente la città, che però continuò a essere conosciuta con il primo nome. Qui venne decapitato Giovanni Battista, che si opponeva al matrimonio tra Erode Antipa e Erodiade, moglie di Filippo, fratello di Antipa. Giovanni Battista era uno dei più conosciuti membri di una comunità di eremiti della Valle del Giordano i quali avevano rinunciato a tutti gli aspetti materiali della vita terrena. Si trattava della setta degli Esseni, conosciuti per il loro integralismo e per essere stati posti in relazione con i famosi Rotoli di Qumran, parte dei quali sono custoditi nel Museo Archeologico di Amman. Giovanni Battista praticava il battesimo nelle acque del Giordano e durante le sue peregrinazioni ebbe occasione di predicare contro Erode che ne decise l’arresto. Nelle Scritture si racconta che Erode, innamorato di Salomè, figlia di Erodiade, si offrì di esaudire qualunque suo desiderio; la ragazza chiese che le venisse portata la testa di Giovanni Battista, che lei amava senza essere ricambiata. Oggi la testa è venerata in un reliquiario all’interno della Moschea degli Omayyadi di Damasco, in Siria. Pochi decenni dopo, nel 66 d.C., durante il regno di Erode Agrippa, i Romani distrussero il palazzo e ne buttarono via le pietre perché non venisse più ricostruito. Arroccato su uno sperone che domina l’intera vallata circostante e il Mar Morto (esattamente a Meshneqeh, a ovest dell’odierna montagna di Bani Hamida), era utilizzato non solo come punto di difesa, ma anche come luogo di villeggiatura. Oggi non restano molte tracce dell’antico fasto. Poche colonne e un’apertura su zone sotterranee al palazzo che testimoniano le successive ricostruzioni e stratificazioni. Ma ciò per cui vale veramente la pena visitare Mukawer è l’incantevole posizione geografica. Dalle rovine si domina uno spettacolare panorama sul Mar Morto, eccezionale in particolare al tramonto. Altrettanto bella è la strada per raggiungerlo, che si snoda tra paesaggi collinari e montuosi di colore verde intenso. 

Sulla strada per Mukawer si trovano i laboratori artigianali di Bani Hamida, dove vengono prodotti tappeti e irnamenti in tessuto.

 

 
testi di: Carla Diamanti