La Strada dei Re - Umm al-Rasas

Annoverato nel 2004 nella lista dei luoghi patrimonio dell’umanità dall’Unesco, il sito di Umm al-Rasas si trova a sud di Amman, precisamente in un punto che dista 11 chilometri dalla Strada dei Re e 20 chilometri dall’Autostrada del Deserto. Da Madaba dista una mezz’ora di auto (30 km in direzione sud-est) e dalla capitale circa un’ora e mezza percorrendo la Strada dei Re: prima di arrivare alla gola del Wadi Mujib un cartello indica la svolta a sinistra per Umm al-Rasas (in questo punto la distanza tra la Strada dei Re e l’Autostrada del Deserto è di 31 km). Dopo 9 km dal bivio (lasciata la Strada dei Re), si supera a destra il cartello per Lahun e si prosegue fino a quello che segnala Umm al-Rasas, a 11 km dalla Strada dei Re (e a 20 dall’Autostrada del Deserto). Il cartello per Umm al-Rasas indica di girare a sinistra. Subito dopo si prosegue dritto fino alla scuola (edificio a 4 km dal bivio) di fronte alla quale si trovano le rovine della città bizantina e accanto alle quali c’è una stradina di campagna che arriva all’ufficio postale a sinistra del quale, senza indicazioni, c’è il sentiero sterrato che conduce al sito, all’interno del quale un circuito segnalato guida al percorso di visita. Naturalmente se si proviene dall’Autostrada del Deserto le indicazioni vanno seguite al contrario e dopo 20 km bisognerà girare a destra al cartello che segnala la deviazione per Madaba e Ar Rumayl. Le rovine del sito di Umm al-Rasas vennero portate alla luce nel 1986 da una spedizione archeologica dell’Istituto Biblico Francescano. L’antica città riscoperta consiste in realtà nelle mura di un accampamento fortificato, a circa un chilometro e mezzo dal quale si trova ancora una torre di 14 metri, oltre ai resti di edifici, a cave di pietra e a cisterne scavate nella roccia. Da esse si evince che il sito fu abitato dall’Età del Ferro fino al periodo abbaside. L’interesse verso la città venne suscitato dalla scoperta della Chiesa di Santo Stefano, un complesso monumentale di grande importanza soprattutto dal punto di vista storico. Le numerose iscrizioni riportate nei mosaici infatti hanno permesso agli studiosi di  avere notizie sulle comunità cristiane nell’area durante i primi due secoli di dominazione islamica (il mosaico venne terminato nel 757 d.C.). In base a queste iscrizioni è stato possibile identificare la città di Umm al-Rasas con l’antica Castron Mefa’a, citata anche nella Bibbia.

La Chiesa di Santo Stefano

L’attuale costruzione faceva parte di un complesso cui appartenevano altri tre edifici religiosi. Quando i cristiani lasciarono la zona e abbandonarono le chiese, queste vennero utilizzate come luoghi di rifugio. Le informazioni relative a queste occupazioni successive sono state desunte dai vari resti rinvenuti nelle chiese. In alcuni casi addirittura le parti meno esposte degli edifici religiosi (il presbiterio, per esempio), vennero impiegate come caminetti. La basilica si componeva di un singolo abside sostenuto da una serie di archi. Le navate laterali erano rifinite con architravi di pietra proveniente da cave della zona. Le porte di accesso sulla facciata meridionale erano tre e su quella principale una. L’altare era in mattoni e la sua costruzione è stata portata avanti in tre fasi. Inizialmente la chiesa aveva un altare mobile, in un secondo tempo questo venne fissato e sostenuto da quattro piccole colonne inserite in una base di pietra. Nella fase successiva le colonne vennero sostituite con un altare in mattoni ricoperto da uno strato di intonaco. Il mosaico della navata centrale era composto di tre pannelli indipendenti ognuno dei quali aveva un rapporto di simmetria proprio rispetto al presbiterio. La parte centrale del mosaico è quella più interessante, oltre a essere anche la maggiore come dimensioni (circa il doppio delle altre due). Al centro della composizione si trova la raffigurazione della Terra, attorno ci sono i quattro fiumi del Paradiso: Ghione, circondato da quattro pesci, Tigri da quattro anfore, Eufrate da quattro cesti colmi di frutti e Phisone da quattro tori di mare. Interessanti le raffigurazioni delle città di Trangiordania e di Palestina.Molti dei mosaici della navata che ritraevano i benefattori della chiesa vennero distrutti dagli Iconoclasti nell’VIII secolo.

La Chiesa di San Paolo 

È stato chiamato in questo modo l’edificio religioso portato alla luce nel settore che si trova tra il complesso di Santo Stefano e le mura di cinta dell’antica Castron. Il nome dell’apostolo è inciso su una delle piastrelle del tetto. La chiesa fa parte di un complesso ecclesiastico vicino a un secondo che ruota attorno alla Chiesa dei Leoni che vanta uno splendido pavimento a tessere realizzato dagli artisti di Madaba.

I castelli verso est

Nelle vicinanze di Umm al-Rasas si trovano i resti di alcuni castelli di epoca omayyade e ottomana. Sono mete che rappresentano una comoda divagazione dalla Strada dei Re, ma che possono anche essere raggiunte direttamente da Amman seguendo l’Autostrada del Deserto. Lo stato di conservazione di queste fortezze non è dei migliori, e infatti i siti sono poco visitati. Il sito più vicino all’Autostrada del Deserto è quello di Dab’a, fortezza costruita per proteggere le strade del pellegrinaggio che da Damasco portavano in Arabia attraversando la Giordania. Realizzato durante il periodo ottomano, per raggiungerlo bisogna tornare verso Qastal e poi da qui proseguire per Dab’a.

Tuba, si trova un centinaio di chilometri a sud di Amman, ben indicato percorrendo l’Autostrada del Deserto. È una delle migliori costruzioni omayyadi. Per raggiungerlo ci si deve dirigere in direzione sud da Kharaneh, verso il deserto. A metà strada tra Kharaneh e Tuba c’è il sito di Qasr Jila. Un’altra strada conduce a est dall’Autostrada del Deserto, nei pressi di Qatrane. Si tratta di un vasto complesso omayyade risalente al 744 d.C. realizzato in mattoni e pietra, ma mai terminato. Per raggiungerlo è necessario disporre di un veicolo fuoristrada a quattro ruote motrici. Di Tuba resta visibile parte del muro di cinta: uno dei quadranti è quasi intatto, mente il resto della struttura non esiste più.

Infine si può raggiungere Bi’ar, se da Tuba si continua per altri 70 km (in tutto 85 a est dell’Autostrada del Deserto) verso questo luogo di splendido isolamento, il cui nome significa «pozzi». Sorge su un’antica fortezza nabatea, riadattata in epoca omayyade.

 

 

 

testi di: Carla Diamanti