Deserto del Negev

Lo chiamano «il deserto scolpito» a causa delle particolari formazioni geologiche dovute all’azione di vento e acqua rimaste intatte grazie all’assenza di vegetazione e alla rara presenza umana. La maggior parte del territorio del Negev è stata classificata come riserva naturale e perciò protetta. Uno dei suoi tre spettacolari crateri, Makhtesh Ramon, è divenuto Parco Geologico.
Il Negev si estende dalla regione a nord di Beer Sheva fino al Mar Rosso. La parte settentrionale e quella occidentale sono aree di transizione tra il deserto vero e proprio e le zone collinari e costiere del Paese. Il centro di questa regione è Beer Sheva, l’antica Bersabea, capitale del Negev, la cui importanza storica risale ai tempi di Abramo (che vi si stabilì) e ai re di Giudea. Qui furono rinvenute tracce di antichissimi insediamenti che provano come l’uomo, fin da epoche remote, abbia lottato contro la natura impervia per dominarla, proprio come in periodi più recenti hanno fatto gli immigrati in Israele che hanno reso fertili aree desertiche.
Nella zona centrale si trovano gli altipiani con le vette più importanti, che tuttavia superano di poco i mille metri (il Monte Ramon, il più alto, raggiunge appena i 1035 m). L’altitudine, insieme all’azione degli agenti atmosferici, ha contribuito a dare al paesaggio di questa parte del Negev un aspetto caratteristico. È qui che si aprono gole, che si scorgono improvvise sorgenti d’acqua e oasi. 
La parte finale del deserto, quella più meridionale, prende il nome di Eilot. È una regione molto affascinate e di grande interesse paesaggistico, famosa per essere una delle principali tappe delle rotte migratorie di innumerevoli specie di volatili.
Ma la fauna del Negev è ricca di altre straordinarie varietà di animali e di vegetali che hanno saputo adattarsi perfettamente alle rigide condizioni desertiche, dove alle estati roventi fanno da contrappunto le gelide notti invernali. Alcuni degli arbusti, per esempio, si disidratano completamente durante la stagione secca per poi tornare in vita con le prime gocce d’acqua; altri, come il meitnan, hanno foglie talmente resistenti da poter essere intrecciate e usate come corde.
Il periodo migliore per visitare il Negev va da ottobre a maggio. Nei mesi invernali (gennaio e febbraio) le temperature notturne possono scendere fino allo zero, mentre in piena estate bisogna essere forniti di acqua. Per avventurarsi lungo i numerosi sentieri segnalati è sempre bene avere a disposizione una delle dettagliate cartine fornite dagli Uffici del Turismo. 
Per ogni percorso viene indicato se è possibile seguirlo a piedi, in auto o se è necessario avere un veicolo con quattro ruote motrici. Gli amanti delle camminate hanno a disposizione circa 2500 km di piste segnalate che si snodano tra gole e altipiani fino a cascate, piscine naturali e siti incantevoli raggiungibili solo a piedi.
testi di: Carla Diamanti