I Romani

La scarsa coesione interna rese il terreno fertile alla conquista romana, avvenuta nel 63 a.C. La Giudea divenne uno stato vassallo appartenente alla Provincia Romana, anche se guidata da un re israelita che godeva di una certa autonomia. 

Erode il Grande, che regnò dal 37 al 4 a.C., fondò la città di Cesarea e realizzò l’ampliamento del Tempio di Gerusalemme ricostruito dagli esuli, rendendolo spettacolare. Però già serpeggiava il malcontento per il controllo romano e la situazione di agitazione generale venne ulteriormente aggravata, come racconta la tradizione cristiana, dalle predicazioni del maestro ebreo Gesù di Nazareth, che, intorno al 30 d.C., provocarono sconvolgimenti e insurrezioni, dovute anche agli abusi di potere dei procuratori cui, dal 6 d.C., era stato affidato il governo diretto della Provincia. Quando poi l’imperatore Caligola (37-41 d.C.) profanò il Tempio nel quale voleva mettere la sua immagine, si scatenò la protesta popolare.
La prima rivolta degli Ebrei scoppiò nel 66 d.C. ma venne repressa e i Romani riconquistarono gran parte del Paese e posero Gerusalemme sotto assedio. La città resistette fino al 70, quando le sue difese furono sopraffatte e i soldati dell’imperatore Tito saccheggiarono il Tempio, lo diedero alle fiamme e portarono a Roma il simbolo della menorah, il candelabro a sette bracci. Unico baluardo rimase Masada, la fortezza sulla sponda del Mar Morto, che resistette fino al 73, quando i ribelli, piuttosto che cedere ai Romani, attuarono un suicidio di massa.