Il primo dopoguerra

Nel 1917 la Palestina venne invasa dalle armate britanniche che, sostenendo la Grande Rivolta Araba, avevano lo scopo di scacciare i Turchi dai territori sui quali regnavano da vari secoli per instaurarvi il proprio potere. Alla Rivolta prese parte anche il celebre colonnello T.E. Lawrence, conosciuto come Lawrence d’Arabia, che appoggiò la causa di Weizmann, capo di una missione sionista, presso l’emiro Feisal, favorendo un incontro tra i due avvenuto nel 1919. Lo schieramento britannico a favore della causa sionista venne definitivamente sancito con la Dichiarazione di Balfour (1917), nella quale si ponevano le basi concrete per la creazione di una nazione ebraica in Palestina. 
Il primo dopoguerra doveva ulteriormente rafforzare i legami tra Regno Unito e Palestina. Nel 1920, infatti, i lavori della Conferenza di Pace di Sanremo portarono al conferimento di un Mandato ufficiale della Società delle Nazioni sulla Palestina alla Gran Bretagna, che restò in vigore fino al 1946. 
Gli scontri arabo-ebraici che si stavano moltiplicando in Palestina, fomentati anche dal malcontento dei Palestinesi residenti che si vedevano sottrarre parte del territorio, non fermarono le nuove ondate di immigrazione di Ebrei. I nuovi arrivati, inoltre, cominciarono a organizzarsi in comunità sempre più stabili e vaste. Il processo poi, assunse proporzioni enormi a seguito di nuovi eventi europei: nel 1933, quando Hitler venne nominato Cancelliere tedesco e nel 1939, quando lo sterminio degli Ebrei venne ufficializzato con l’enunciazione della «soluzione finale». Per far fronte allo straripante numero di immigrati, la Gran Bretagna fu costretta a regolarizzare il flusso e ad attuare un contingentamento degli arrivi.