Avdat

Fondata dai Nabatei nel IV secolo a.C. come una delle tappe lungo la Via delle Spezie, Avdat si trova a un’altitudine di 600 metri, al centro di una zona con numerosi letti di fiumi che si riempiono d’acqua durante la stagione delle piogge. Abitata per oltre 1000 anni, oggi è un sito archeologico tutelato dall'UNESCO
interessante da visitare in cui si trovano edifici di varie epoche tra cui due chiese.
 
La parte alta della città, l’Acropoli, è quella più ricca di vestigia. Si procede verso sud incontrando in successione: la ricostruzione di un’abitazione di epoca romana, realizzata attorno a un cortile quadrato con un pozzo centrale; una torre di vedetta romana, risalente al III secolo con un’iscrizione che narra le vicende del costruttore; il quartiere romano, abitato anche in epoca bizantina; il laboratorio di ceramica di epoca nabatea, in cui furono rinvenuti pezzi di eccezionale qualità.
Più a sud si trova il piazzale delle chiese, costruito sul luogo in cui sorgevano gli antichi templi nabatei, i cui resti sono ancora visibili. Nel vestibolo, adorno con due file di colonne, sono visibili iscrizioni nabatee. Sul piazzale sorgevano la chiesa nord, costruita come una basilica, utilizzando le pietre di un tempio nabateo (IV secolo a.C.), nella cui abside si trovava la sedia episcopale, e la chiesa sud (San Teodoro), un complesso di edifici con un monastero le cui stanze si aprivano su un atrio. Qui una scalinata conduceva al tetto, che serviva da campanile. Nelle navate della chiesa venivano sepolti i notabili (tra i quali San Teodoro), i cui nomi sono iscritti sulle pietre tombali. Nei pressi della chiesa nord si trova un battistero. Le chiese si aprono su un balcone panoramico, sorto sulle rovine di un tempio nabateo con un’iscrizione che fa riferimento alla famiglia reale nabatea; da qui si gode una vista spettacolare sul deserto e sul resto della città.
Ridiscendendo in direzione del Centro Visitatori si entra nella città sotterranea. Vi si trovano numerose grotte scavate nella roccia, appartenenti alla città bizantina e utilizzate come magazzini per i prodotti agricoli, ma anche come abitazioni. Poco più in basso si trova la ricostruzione di una casa bizantina. 
Dalla strada che sale verso il parcheggio si raggiunge la grotta funeraria romana, un insieme di 22 nicchie sovrapposte che in un primo momento fecero credere agli archeologi di aver trovato il sepolcro del re Oboda. Solo più tardi, scoprendo i nomi di quattro donne, ci si rese conto di essere in un luogo di sepoltura multiplo. Proseguendo invece verso il Centro Visitatori, si arriva al bagno romano, alimentato da un pozzo non distante e posto a una profondità di  64 metri. Nei pressi di Avdat si può visitare una fattoria nabatea, ricostruzione fatta circa cinquant’anni fa mettendo in funzione un’attività di produzione agricola che utilizza gli stessi procedimenti di coltura e di conservazione dell’acqua usati dai Nabatei. Per informazioni ci si può rivolgere al Centro Visitatori di Avdat.
 
testi di: Carla Diamanti