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Monte degli Olivi

Il Monte degli Olivi accoglie sulle sue pendici il più grande cimitero ebraico, che tra l’altro è il più antico cimitero di tutte le religioni ancora in uso. Per oltre 2000 anni gli Ebrei sono stati sepolti sul Monte degli Olivi in attesa dell’arrivo del Messia e della resurrezione. Essi credono infatti che quando arriverà, per liberarli dalle tenebre della morte, il Messia entrerà nella città di Gerusalemme attraverso la Porta d’Oro, oggi murata, e da qui comincerà la ricostruzione del Tempio. È per questo motivo che il cimitero si trova sulle pendici del monte, proprio a ridosso di questa porta che verrà aperta nel Giorno del Giudizio. 
 
 
La Cappella dell’Ascensione è il luogo in cui, secondo la tradizione, Gesù ascese al cielo venne visitato e descritto per la prima volta dalla pellegrina Egeria, i cui diari furono ritrovati in Italia. Saladino trasformò l’edificio in una moschea, il cui mihrab (cioè la nicchia di preghiera) si trova dietro la roccia e racchiuso in un rettangolo di pietra. Prima dell’intervento musulmano il luogo ospitava una chiesa bizantina, le cui pareti erano costituite dall’attuale muro del cortile. Le dimensioni della chiesa vennero ridotte in epoca crociata. Nel muro si possono scorgere dei ganci che servono per montare le tende delle varie congregazioni cristiane che si radunano in questo luogo per una settimana di preghiera, una volta all’anno. Il tempo di visita è molto breve, e per accedere alla piccola stanza con cupola costruita attorno alla roccia dell’ascensione si devono pagare 3 NIS. 
 
Il Monastero carmelitano è il luogo dove si vuole che Gesù abbia vissuto durante la sua permanenza sul Monte degli Olivi. Egli trascorse la maggior parte della sua vita a Nazareth, Cafarnao e presso la casa di Marta, a Gerusalemme. Il Monastero è stato costruito sopra la grotta in cui è scritto che Gesù insegnò ai discepoli a recitare il Padre Nostro e che in epoca bizantina veniva usata come tomba di famiglia. È infatti ancora possibile vedere in che modo venivano sepolti i defunti, probabilmente nello stesso modo in cui Gesù venne sepolto nella tomba di Giuseppe d’Arimatea.
Un corridoio sotterraneo conduce dal Monastero carmelitano alla vicina chiesa. Le suore vivono in clausura ed escono solo una volta all’anno, in occasione della processione della domenica delle Palme, quando, brandendo rami d’ulivo e garofani, ripercorrono la strada che Gesù seguì da qui fino a entrare in Gerusalemme. 
La chiesa adiacente prende il nome di chiesa del Padre Nostro. La caratteristica di questo edificio moderno è quella di avere sulle pareti interne ed esterne numerose iscrizioni della preghiera, dipinte su maioliche e scritte nelle più svariate lingue del mondo. Impossibile riportare il numero esatto (poco meno di un centinaio, forse) perché vengono aggiunte di continuo, anche su richiesta di privati e previa donazione alla chiesa. Il frammento di colonna che ancora si conserva è l’unico resto della chiesa bizantina, divenuta poi l’abside della successiva chiesa crociata.
 
testi di: Carla Diamanti