Gerusalemme - Muro del pianto (Kotel ha-Ma‘aravi)

Kotel ha-Ma‘aravi è il nome ebraico di quello che comunemente viene conosciuto come Muro del Pianto, o più precisamente Muro Occidentale. La tradizione ebraica lo considera l’ultimo residuo del Primo Tempio, mentre probabilmente risale all’epoca di Erode il Grande. È il luogo più sacro della storia ebraica, perché è il più vicino al punto in cui sorgeva il Tempio dove era custodita L’Arca del Patto; nell’epoca del Secondo Tempio il luogo rimase vuoto, poiché l’Arca era andata perduta. Ma non era andata perduta la sua sacralità, dato che da questo posto la tradizione vuole che sia tra l’altro iniziata la creazione del mondo: vi si troverebbe la even shetichiyah, la pietra di fondamento che diede inizio all’opera divina. Solo nel periodo della dominazione bizantina, dopo la distruzione del Secondo Tempio, fino al XIII secolo agli ebrei non era consentito recarsi in preghiera al Tempio (o a quello che ne restava) se non una volta all’anno, in occasione dell’anniversario della distruzione, per piangere la sorte del loro luogo santo. Tale tradizione è viva ancora oggi, e nel giorno di tale ricorrenza i fedeli provenienti da ogni angolo del Paese, ma anche dall’estero, si radunano ai piedi del Kotel per pregare.
Il Kotel è il principale luogo di culto per i fedeli di religione ebraica. Pur non facendo parte effettivamente dell’edificio sacro vero e proprio, il fatto che oggi rappresenti tutto ciò che ne rimane ha fatto sì che gli fosse conferita quell’aura particolare ben nota a chiunque si rechi nella città.
Visitabile ogni giorno e aperto 24 ore anche per i non ebrei, il Muro è particolarmente interessante nelle mattine di lunedì e giovedì, quando vi si tengono i festeggiamenti per i ragazzi che ricevono il mitzwah, che sono cioè introdotti nella comunità religiosa ebraica. Vi si accede scendendo dal quartiere ebraico, oppure entrando dalla Porta delle Immondizie, o ancora attraversando il quartiere musulmano e giungendo dalla via delle Catene (cui si arriva direttamente dalla Porta di Jaffa). Da uno o dall’altro lato, prima di entrare nella parte antistante il Kotel si deve superare un controllo di polizia con detector e ispezione delle borse. Non è consentito entrare nella zona con abiti corti o scollati e alle donne vengono distribuiti fazzoletti di cotone per coprirsi le spalle. Nel tunnel che si trova presso l’entrata sotto gli archi (in direzione del centro della città vecchia) sono ancora visibili tracce della pavimentazione originale di epoca romano-bizantina risalenti al II secolo d.C., facenti parte della strada che univa la Porta di Damasco alla Porta delle Immondizie. All’esterno dell’arco, sopra il tunnel, verso il piazzale antistante il Kotel ci sono sei lampade decorate con Maghen Dawid (stella di Davide) che vengono accese di sera e in occasione delle feste religiose e che rappresentano i sei milioni di ebrei uccisi durante l’Olocausto.
La zona di preghiera nei pressi del Muro vero e proprio è divisa tra uomini (a sinistra) e donne. È possibile recarsi accanto al Kotel e inserire tra le fessure delle pietre un biglietto con una preghiera, anche se non si è ebrei. Agli uomini è richiesto di coprirsi il capo con un cappello qualunque. Chi non ne avesse può prendere in prestito una kippah, in distribuzione.
 
Sotto il Muro Occidentale corre una galleria che può essere visitata su prenotazione. Venne portata alla luce quando fu aperta la spianata davanti al Kotel, nel 1967. L’ingresso è nella spianata del Muro Occidentale, l’uscita di fronte al convento francescano, alla prima stazione della via Crucis. 
 
 
testi di: Carla Diamanti