Parco Nazionale di Mamshit

Il Parco Nazionale di Mamshit con le rovine dell’antica città nabatea e romana riprodotta anche sulla Mappa di Palestina (a Madaba, Giordania), si estende su una superficie di quatto ettari.
Conosciuta dai Greci come Mampisis e dagli Arabi come Kurnub, questa città venne abitata per la prima volta nel I secolo d.C., anche se la maggior parte dei suoi edifici risale a un periodo successivo. Alla fine della dominazione romana Mamshit venne circondata da mura (tra il III e il IV secolo d.C.), mentre in epoca bizantina fu fortificata e si arricchì di due chiese in uso fino alla conquista araba, dopo la quale la città cadde in declino.
Si può lasciare l’auto nel parcheggio accanto alla porta romana e da qui iniziare la visita, non senza aver fatto prima una sosta nel caravanserraglio esterno al muro di cinta lungo 900 metri. La porta d’ingresso, fiancheggiata da due torri e con un passaggio coperto sul quale sono ancora visibili i segni dei carri, è utilizzata come  simbolo della città sulla Mappa di Palestina. 
Proseguendo all’interno si raggiunge la zona residenziale con il Palazzo, edificio a tre piani, e, dopo uno dei punti di osservazione, la chiesa di Nilos, bizantina, la cui navata centrale aveva un pavimento ricoperto di mosaici uno dei quali riporta un’iscrizione inneggiante a Nilos, benefattore della città che volle la costruzione della chiesa stessa. Nei pressi del luogo di culto si trovano i resti di una tipica abitazione nabatea cui era annessa una stalla che poteva ospitare 16 cavalli. Le croci incise sugli architravi provano che la casa venne abitata anche in epoca bizantina. 
Allo stesso periodo risale anche la chiesa orientale, o chiesa dei Martiri, che faceva parte di un complesso monastico. Una scalinata conduceva i fedeli all’atrium, il cortile circondato da pilastri, sovrastante un’ampia cisterna. 
Attraverso tre portali si raggiungevano il nartece e la navata, rivestita da un pavimento in mosaico con due croci che hanno permesso di datare la chiesa a un’epoca di poco precedente al 427 d.C., data a partire dalla quale, appunto, non si riprodussero più croci nei mosaici pavimentali. All’estremità orientale si trova l’abside, fiancheggiata da due stanze cieche in cui erano conservati armadi che probabilmente custodivano reliquie. Dopo il secondo punto di osservazione si trova un edificio costruito nel 1936 come base della Polizia del Deserto britannica, oggi adibito a ristorante con terrazza panoramica. 
Attraversata la zona del mercato nabateo si raggiunge la casa di Nabato, conosciuta anche come casa degli Affreschi, la più grande della città, in tipico stile architettonico nabateo, con cortili interni e scale per i piani superiori. Su alcuni capitelli sono scolpiti a bassorilievo la testa di un uomo e un toro, mentre le pareti di una delle stanze sono affrescate con scene di mitologia greca. Qui venne rinvenuto un tesoro in monete d’argento. 
Non distanti dalla cisterna, alimentata da una conduttura esterna alle mura e riempita con acqua trasportata a dorso d’asino, si trovano le terme bizantine, composte di calidarium, tepidarium e frigidarium, oltre che da uno spogliatoio e da un sofisticato sistema di riscaldamento di cui sono ancora visibili parti dei tubi in terracotta. Esternamente alle mura si possono ancora vedere i resti delle dighe realizzate per alimentare le cisterne e approvvigionare la città di acqua.

 

testi di: Carla Diamanti