Qumran

Situata lungo la strada che da Kaliah conduceva fino a Sodoma (nella parte meridionale del Mar Morto), Qumran era una città israelita conosciuta già dall’VIII secolo a.C. Gli Esseni, probabili autori dei famosi manoscritti che hanno reso celebre la località, vi si stabilirono dalla fine del periodo asmoneo (fine del II secolo a.C.) fino a quando ebbe luogo la rivolta contro i Romani (66-70 d.C.). 
Secondo Giuseppe Flavio, nel periodo del Secondo Tempio gli Israeliti erano divisi in tre gruppi: Sadducei, Farisei ed Esseni; questi ultimi si caratterizzavano come separatisti, oppositori alla dilagante cultura ellenista e fautori di una vita votata all’ascetismo. Furono questi motivi che li portarono a isolarsi nel deserto e a condurre una vita di tipo monastico basata sullo studio, sul culto, la preghiera e il lavoro. La loro differenza rispetto alle altre correnti giudaiche veniva ulteriormente rafforzata dal diverso calendario che gli Esseni avevano deciso di adottare. Il loro anno, infatti, era basato sul calendario solare e diviso in 364 giorni, articolati in quattro stagioni di 13 settimane ognuna, per un totale di 52 settimane che iniziavano dal giorno di mercoledì. Tale impostazione era nettamente in contrasto con quella ebraica, che segue un calendario impostato sulle fasi lunari e di 354 giorni all’anno. La grande influenza di tale diversa scansione temporale incise drammaticamente sullo scisma, perché la differenza del calendario faceva cadere le festività religiose in date diverse; pertanto nei giorni in cui la religione ufficiale prevedeva preghiera e digiuno, gli Esseni lavoravano normalmente e viceversa. 
 
Nelle grotte nascoste tra le rocce che dominano il Mar Morto, un ragazzo beduino scoprì accidentalmente il ricco tesoro lasciato dagli Esseni oggi sito archeologico. Si trattava di manoscritti risalenti probabilmente al I secolo a.C., nascosti all’interno di vasi di terracotta a loro volta chiusi in una grotta. I lavori di scavo, iniziati nel 1951, rivelarono l’esistenza di altri manoscritti in undici delle 41 grotte del luogo, oltre alle rovine di un insediamento che fece ipotizzare che Qumran fosse il centro della comunità degli Esseni. Le informazioni sugli Esseni e sul modo di vita della comunità vennero ricostruite in base a ricerche e documenti storici, archeologici e paleografici, e non in base ai testi ritrovati. In questi infatti la parola «Esseni» non viene mai menzionata. Il lavori di scavo furono molto accurati e la struttura portata alla luce alla fine della ricerca  non lasciò alcun dubbio circa le modalità di vita della setta. L’ascetismo, l’essenzialità e la centralità del lavoro, oltre alla purezza spirituale e fisica trovarono riscontro nel ritrovamento di varie vasche per le abluzioni rituali (mikveh), di sale per riunioni, di un refettorio principale per i pasti cerimoniali, con una cucina e magazzini, oltre a una lavanderia. C’erano inoltre una scuderia, alcuni laboratori di ceramica e una torre di controllo. I membri della comunità venivano sepolti in un cimitero centrale.
 
testi di: Carla Diamanti