Tabga e le Sette Sorgenti

Non distante da Cafarnao, lasciata la strada per tornare verso Tiberiade, si trova Tabga, dove avvenne, secondo la tradizione, il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il nome Tabga deriva da Heptapegon, che significa «sette sorgenti». Ai tempi di Cristo faceva parte del territorio di Cafarnao, che dalle sorgenti arrivava fino al Giordano e allora era conosciuta probabilmente come Ma-Gadan. 
La prima testimonianza scritta su Tabga fu opera della pellegrina Egeria, che di ritorno dalla Terra Santa nel 383 d.C. scrisse nei suoi diari di aver visto il luogo in cui si trovava la pietra su cui Gesù operò il miracolo e attorno alla quale era stata costruita una chiesa. 
In effetti per oltre 200 anni, dal 28 al 250 d.C., i primi cristiani cominciarono a venerare la pietra del miracolo che nel 350 divenne l’altare della chiesa costruita da un ebreo di Tiberiade sull’antica via Maris. 
I resti di questo edificio sacro sono ancora visibili sotto il pavimento della chiesa attuale, protetti da un vetro a destra dell’altare e nel transetto nord. Nel 480 d.C. i Bizantini ampliarono l’edificio e lo arricchirono con mosaici di influenza egizia, ancora ben conservati. La roccia del miracolo venne ridotta e custodita sotto il nuovo altare. 
La chiesa moderna, del 1982, cui si accede da tre portali che immettono sulle tre navate aperte, venne quindi costruita sulle due chiese preesistenti, seguendo il piano di quella bizantina. I mosaici sono molto belli. In particolare quello davanti all’altare che riproduce due pesci e un cesto di pani, e quello a sinistra dell’altare, un tappeto di tessere che compongono motivi floreali. Nel mosaico a destra dell’altare è disegnato un nilometro, ossia uno strumento per misurare la profondità del Nilo. 
Le parti che riproducono alfa, beta, gamma e delta (con pietra bianca) sono recenti, mentre la fascia superiore, di colore rosato, è originale. (La chiesa è aperta da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 17, domenica apre alle 9.45).
 
testi di: Carla Diamanti